Recensione Airportman – David

30/11/2014 § Lascia un commento

Recensione Airportman – David (Lizard, 2014)

Recensione Airportman DavidSappiamo tutti cosa sia il suicidio o magari possiamo leggere la definizione su un dizionario qualsiasi presente in casa: “Atto di togliersi deliberatamente la vita. Si tratta di un gesto osservabile solo nella razza umana sebbene siano presenti nel regno animale comportamenti assimilabili”. Davanti alla morte spesso pensiamo alla famosa frase ‘ho visto scorrere tutta la mia vita davanti ai miei occhi’ ma cosa ‘sente’ una persona poco prima di lasciare il suo mondo?

Gli Airportman ci hanno pensato a lungo e ‘David‘ parla proprio di questo, un concept album che si costruisce su sei tracce di una durata media di sei minuti circa, dal momento in cui ci si sveglia fino a quello in cui non ci si può risvegliare. Forse non è esatto dire che ci hanno soltanto pensato a lungo perché sono convinto che abbiano fatto, prima di costruire il suono, anche un grande lavoro di osservazione e di ricerca sul concept.

David è si improvvisazione ma con una cura finale sempre molto alta, la stessa cura che Chiara Dattola ha utilizzato per illustrare l’artwork del disco, davvero molto azzeccato. ‘David pt.1 Il Mattino‘ parte lenta e spezzettata, ‘David pt. 3 I Fotogrammi‘ è semplicemente sospesa, dalle stesse puntine che tengono i fotogrammi di David sulle pareti – leggetevi le parole nel booklet, i testi non servono con gli Airportman. ‘David pt. 4 Le Tende Bianche‘ parte più decisa, quasi come se il tocco delicato del piano fosse stato spazzato via da un lieve venticello math, le chitarre sono più concrete ed è uno dei due momenti del disco che preferisco. ‘David pt. 6 Il Silenzio Assoluto‘ è cupa e prende piede piano piano fino a riempire tutti gli spazi possibili, inflessibilmente, ed è questa la seconda traccia che spicca.

Cosa dire, che sono molto felice di seguire questo gruppo da molto tempo e di rimanere sempre piacevolmente rapito dai loro lavori. Se il concept non vi spaventa e vi piacciono i dischi di non facile ascolto, David è fatto apposta per voi; altrimenti dovete comunque dargli una seconda possibilità perchè gli Airportman sono assai bravi.

Tracklist:

David pt. 1 – Il Mattino
David pt. 2 – Le Notti di Nick
David pt. 3 – I Fotogrammi
David pt. 4 – Le Tende Bianche
David pt. 5 – Il Battito di Ali
David pt. 6 – Il Silenzio Assoluto

Sito Internet: www.airportman.com
Facebook: www.facebook.com/airportman 
Casa Discografica: www.lizardrecords.it

(Hank)

Recensione News for Lulu – Circles

18/11/2014 § Lascia un commento

Recensione News for Lulu – Circles (Urtovox Records, 2014)

NewsForLulu-CirclesI News for Lulu partono dal sud-ovest lombardo verso due tappe ben precise: Omaha (Nebraska), più precisamente nello studio di Ben Brodin (Bright Eyes, Mynabirds) e a New York con Joe Lambert (The National, Deerhunter e Animal Collective), rispettivamente per il mix e il mastering del loro nuovo terzo disco “Circles” (sempre su Urtovox Records).

Circles‘ è pop e psichedelia anni ’70, abbraccia gruppi come Fleetwood Mac, Neil Young, Quicksilver Messenger Service ma anche band come Wilco e Flaming Lips; l’altra questione fondamentale è l’utilizzo delle voci (con ogni sfumatura), come quelle aggiunte di Laura Burhen (Mynabirds, Postal Service) e Orenda Fink (Azure Ray) che si mischiano perfettamente e malinconicamente al risultato finale.

Into Nowhere‘ trema leggera e delicata per portarci in punta di piedi a ‘Spring Burns‘, una vera e propria esplosione solar-pop dell’America seventies; ‘Grin and Bear it‘ con quel falsetto è tanto vecchia quanto reale mentre ‘Eagles‘ perfetta nel suo essere dispari invia un messaggio abbastanza chiaro a tutte le coppie. ‘New Year’s Eve‘ sembra una di quelle canzoni pop anni ’90 che non vorresti conoscere ma ti riscopri a canticchiare in doccia, nel bene o nel male. Successivamente a ‘Your Uniform‘ che pare una colonna sonora di qualche drama-story, viene il fuzz iniziale di ‘Flowers in the Oven‘ e la chiusa della title-track che va un po’ a scemare rispetto ai picchi degli altri brani qui sopra citati.

In sintesi ‘Circles‘ è il punto più alto dei News for Lulu e se riescono a raggiungere questo livello con un sempre difficile terzo disco, beh, dovremmo esserne tutti contenti; questi ragazzi hanno delle idee molto valide e sanno come metterle in pratica. Se i coretti non vi fanno paura, non statevene lì impalati.

Tracklist:

01. Intro Nowhere
02. Spring Burns
03. Follow and Run
04. Grin and Bear it
05. Eagles
06. Say Hello with a Wave
07. New Year’s Eve
08. Rain
09. Your Uniform
10. Flowers in the Oven
11. Oh No
12. Circles
Facebook: https://www.facebook.com/newsforlulu
Casa Discografica: www.urtovox.com


(Hank scritto per www.ondalternativa.it)

Recensione Indigo Mist – That the Days Go By and Never Come Again

08/10/2014 § Lascia un commento

Recensione Indigo Mist – That the Days Go By and Never Come Again (RareNoise Records, 2014)

imCuong Vu è un trombettista e compositore vietnamita che ha lavorato assieme a Bill Frisell, Pat Metheny e Laurie Anderson; Richard Karpen è un pianista e compositore di stampo classico ma che si sporca le mani ben volentieri anche come sperimentatore sonoro. Il loro incontro alla School of Music di Washington è tanto inusuale quanto perfetto, un incontro speciale che li ha portati in fretta in studio di registrazione per delle improvvisazioni.

Ovviamente in studio con Cuong Vu c’erano Luke Berman al basso e Ted Poor alla batteria, ed è così che nacque ‘Indigo Mist‘. ‘That the Days Go By and Never Come Again‘ sancisce l’incontro delle loro due culture musicali con certa elettronica e manipolazione sonora; ovviamente il disco è un chiaro omaggio, viste le riletture, a Duke Ellington (‘Moon Indigo‘, In A Sentimental Mood‘) e Billy Strayhorn (‘Lush Life’, ‘A Flowers is A Lovesome Thing’).

Non dimentichiamoci che anche Charles Mingus è presente grazie alla loro composizione ‘Charles‘ che assieme a ‘Duke‘ (sempre per Ellington) ci mostra come gli strumenti dei due artisti possono dialogare magnificamente. L’iniziale uno-due è il vero grosso colpo al cuore e allo stomaco: ‘L’heure Bleue‘ così folle e così precisa e la seguente allucinata piece di ‘Indigo Mist‘.

Non è un disco semplice, bisogna ascoltarlo e ascoltarlo ancora diverse volte ma questo corpo classico con un’anima jazz vagamente elettronica è un human being free contemporaneo davvero notevole.

Bravissimi.

Tracklist:

01. L’Heure Bleue
02. Indigo Mist
03. A Flower Is A Lovesome Thing
04. Billy
05. Duke
06. In A Sentimental Mood
07. Charles
09. The Electric Mist
10. Mood Indigo

 

Cuong Vu Facebook: www.facebook.com/pages/Cuong-Vu
RareNoise Records: www.rarenoiserecords.com

(Hank)

Recensione Interstatic – Arise

08/10/2014 § Lascia un commento

Interstatic – Arise (Rarenoise Records, 2014)

Insterstatic - AriseRoy Powell ha studiato pianoforte e composizione d’avanguardia al Royal Northern College of Music di Manchester, in Inghilterra. Questa volta non si accompagna a Lorenzo Feliciati, Pat Mastellotto e Bill Laswell (tutti compagni di altri progetti pubblicati sempre su Rarenoise Records) ma ha dalla sua una valida coppia: Jacob Young alla chitarra elettrica e Jarle Vespestad alla batteria – una batteria di livello presente in diverse produzioni ECM.

Gli Interstatic, dunque, continuano con ‘Arise‘ (mi spiace, nessun omaggio all’album del 1991 dei Sepultura) sulla stessa scia del primo omonimo album del 2012 provando a dare nuova linfa al trittico organo, chitarra e batteria: un buon mix di blues, jazz, funk e prog. Ci saranno riusciti? Passiamo, quindi, direttamente alle canzoni presenti in questo ‘Arise‘.

Doozy Mugwump Blues‘ è semplicemente uno dei brani più riusciti, dove la chitarra oltre a dominare si fonde splendidamente con gli altri due strumenti. ‘Alpha Dog‘ non è da meno, forse più rock che jazz e con qualche richiamo swing. ‘Iwato‘ mi ricorda purtroppo Santana ma non mi lascia del tutto con l’amaro in bocca, cosa che succede con la troppa sicurezza tecnica sbandierata in ‘Alexa‘.

Frank’ll Fix It‘ è invece un omaggio al loro idolo, un’artista fondamentale per il trio, fonte d’ispirazione sicura, ovvero Frank Zappa; ‘Wonderfall‘ inizia rock ma poi si muove nella tua testa come un maledetto flipper prog – blues.

Un album ben riuscito, con i classici alti e bassi e quindi con qualcosa da migliorare dando forse più libero sfogo all’ispirazione che alla tecnica. Posso però dire che se continueranno a muoversi su questi livelli gli auguro di continuare a fare dischi.

Tracklist:

01. Doozy Mugwump Blues
02. Caerbannog
03. Alpha Dog
04. Iwato
05. Frank’ll Fix It
06. In the Beginning
07. Alexa
08. Wonderfall
09. Doozy (reprise)

Roy Powell: www.roypowell.net
Sito Internet: www.interstatic.info
Fan Page Band: www.facebook.com/interstatic
Rarenoise Records: www.rarenoiserecords.com

(Hank)

Recensione Capitan Love – Earth Wind And Fire (Autoproduzione, 2014)

06/10/2014 § Lascia un commento

Capitan Love – Earth Wind And Fire (Autoproduzione, 2014)

Capitan Love - Earth Wind And Fire

Capitan Love, alias Raniero Spinelli, torna dopo tre anni dal debutto “The Wasted Years of Capitan Love” con un Ep che, anche se porta come titolo Earth Wind And Fire, non c’entra nulla con il gruppo statunitense di Maurice White.

Sono i quattro elementi (acqua, terra, aria e fuoco) il fulcro del disco, quattro significati che portano l’ascoltatore a guardarsi dentro e a capire dove stà la verità e dove, invece, si è ben insediata la bugia. Un percorso semi serio a braccetto con il pop psichedelico degli amati Beatles di Raniero Spinelli ma non solo.

Il contrasto tra gli elementi si nota anche nelle melodie e nei testi di Capitan Love ma anche nella sua voce, quasi come se fosse un altro strumento di questo Ep. Ovviamente a tirare le file di tutto quanto è il Capitano che si avvale di pochi ma buoni collaboratori: Antonio Merici suona il violoncello in “Earth Party”, Barbara Minen presta la voce in “Earth Party” e “Singin’ in the Wind” mentre Fabian Riz suona l’armonica a bocca in “Today Never Knows”.

Danzeremo sulla terra cantando in falsetto con “Earth Party”, ci si trova e ritrova nel vento nella corale “Singin’ In the Wind”, troviamo calore con un sound assai americano in “Today Never Knws” e ci ritiriamo nei desideri quasi Yorke-iani con “I Wish upon a Star”. Quattro canzoni, poche di sicuro, ma che presentano bene Capitan Love.

A quando l’album nuovo?

Sito Internet: www.capitanlove.com
Facebook: https://www.facebook.com/pages/Capitan-Love
SoundCloud: https://soundcloud.com/ranierospinelli/sets/earth-wind-and-fire

Recensione Jamie Saft , Bobby Previte, Steve Swallow – The New Standard

03/06/2014 § Lascia un commento


Recensione Jamie Saft , Bobby Previte, Steve Swallow – The New Standard (Rarenoise Records, 2014)

Jamie Saft Bobby Previte Steve Swallow The New StandardPrima di sentire Jamie Saft in svariati progetti qui su Rarenoise Records (Plymouth, Metallic Taste of Blood, Slobber Pup), me lo ricordo assai bene in “Trouble – The Jamie Saft Trio Plays Bob Dylan” pubblicato dalla Tzadik. Anche in quel disco Saft si divideva tra piano e organo ma questa volta non si tratta di un tributo jazz.

The New Standard‘ può essere l’inizio di standard jazz nuovi di zecca, non più virati verso la sperimentazione, ma intesi nel modo più classico possibile. Al suo fianco troviamo due mostri sacri come Bobby Previte (batteria) e Steve Swallow (basso elettrico) che non hanno bisogno di presentazioni e che riescono splendidamente a sfornare una ritmica davvero notevole.

Veniamo quindi alle dieci tracce contenute in questo nuovo progetto: ‘Clarissa‘ è semplicemente jazz con un ritmo davvero deciso, ‘Minor Soul‘ con tutto il suo bel solo di Swallow va avanti che è una bellezza, mentre ‘Step Lively‘ vira sul blues con i tamburi di Previte. La ‘title track‘ melodica e soft è preceduta da ‘ Clearing‘ che, con l’organo di Saft, ricorda tantissimo i  The Band; ‘I See no leader‘ è pieno swing, ‘Blue Shuffle’ ritorna al blues ma con l’organo, mentre ‘All Things to all people‘ riprende un po’ il rock anni ’70.

The New Standard‘ è un bel disco, uno di quelli che dovrebbe uscire verso l’autunno per tenerci al riparo dal primo freddo, invece eccolo qui in pieno maggio con una chiusa malinconica come ‘Surrender the chaise‘ a sottolineare il tutto.

Tracklist:

01. Clarissa
02. Minor Soul
03. Step Lively
04. Clearing
05. Trek
06. The New Standard
07. I See no Leader
08. Blue Shuffel
09. All things to all People
10. Surrender the Chaise

Facebook: www.facebook.com/thenewstandardalbum
Casa Discografica: www.rarenoiserecords.com

(Hank)

 

Recensione Sprained Cookies – Driefted on an Oaken Mirror

03/06/2014 § Lascia un commento


Recensione Sprained Cookies – Driefted on an Oaken Mirror (29 Records, 2014)

Sprained Cookies Driefted on an Oaken MirrorDriefted on an Oaken Mirror‘ è il debutto sulla lunga distanza degli Sprained Cookies. Chi sono? Presto detto: Cecilia Frusciante alla voce e Corrado Maria De Santis alla chitarra. Il duo (anche se dal 2012 si vvalgono di Lorenzo Mancini e Simone Sifoni, rispettivamente al basse e alla batteria) ci porta verso la psichedelia, il blues e i mitici anni ’60.

Sul cd non si hanno altre notizie: il librettino è old style, ovvero due paginette con informazioni che si possono reperire anche sul comunicato stampa. Scoprire poi che, oltre alla pagina facebook , il gruppo  (così come la casa discografica) abbia un MySpace mi fa tornare un po’ indietro nel tempo.

Scuotendo la testa torno al disco. Sì, perché è la musica che ci interessa, sbaglio? Mi piace iniziare dalla fine, per cui citerò le due bonus track: si tratta di due cover dei The Brianjonestown Massacre (‘Crushed‘ e ‘Anemone‘) che non sono state pensate per stravolgere l’originale.

Il resto di ‘Driefted on an Oaken Mirror‘ è abbastanza omogeneo, è un suono continuo e senza troppi stacchi, ma per fortuna non frena più di tanto l’ascolto; più che altro è l’assenza di una canzone traino (‘Despicable‘ è quella che fa la voce grossa, ma non troppo) che penalizza l’album, e forse la loro personalità che è tenuta nascosta non aiuta il duo. Nemmeno il grandissimo David Bowie, qui in ‘Chasm’ sottoforma di citazione, può sollevare un album abbastanza piatto.

Ridurre la sostanza, mettendo meno carne al fuoco quindi, per un buon disco non è cosa semplice, vedremo se gli Sprained Cookies riusciranno a fare di meglio. A presto.

Tracklist:
01. Mental Room
02. Music Sick
03. The Best Weapon
04. The Best Weapon (Reprise)
05. Phycity
06. Orchids Pyre
07. Chasm
08. Two Strings
09. Despicable
10. Lonely are the Brave
11. Lisergic
12. Until Your Hands
13. U053 (That’s me Dazzlin’)

Bonus Tracks:
14. Crushed
15. Anemone

Sito Internet: www.sprainedcookies.com
Facebook: www.facebook.com/sprainedcookies
Casa Discografica: www.29rec.com

(Hank)

Recensione Dead Models – HCOL: High Cost of Living / High Cost of Loving

30/05/2014 § Lascia un commento


Recensione Dead Models – HCOL: High Cost of Living / High Cost of Loving (Autoproduzione Free Download, 2014)

 Recensione Dead Models – HCOL: High Cost of Living / High Cost of LovingDieci anni sono passati dall’uscita del loro demo omonimo, e se ben ricordo, successivamente, parteciparono ad Arezzo Wave e al Traffic Festival di Torino accanto a band molto importanti. Dieci anni dopo ascolto l’EP HCOL, sempre autoprodotto, e sono un po’ sorpreso, perché mi sarei aspettato da questi ragazzi un album ‘fatto e finito’.

I primissimi anni ’90 sono tutti qui, ascoltando le cinque tracce dell’Ep si ha questa impressione: Pavement, Pixies e via discorrendo, ti possono venire facilmente in mente. I brani scorrono bene e non è affatto strano trovarsi a riascoltare nuovamente HCOL dall’inizio alla fine. Lasciando perdere i discorsi sulla presa diretta e sul lo-fi (quindi sulla registrazione), direi che il cantato è il punto debole dei Dead Models e bisogna lavorarci sopra.

Invece di raccontarvi le cinque tracce vi invito all’ascolto: questo EP è un nuovo punto di partenza che può, e deve, portare verso l’unica destinazione possibile, un full lenght. Quindi, per ora, lasciatevi trascinare e vedete un po’ fino a dove vi possono portare.

Tracklist:

01. High Cost of Living, High Cost of Loving
02. One Eyed Girl
03. Don’t Speak
04. Retro
05. In Luv

Facebook: www.facebook.com/deadmodels
Soundcloud: soundcloud.com/deadmodels
Bandcamp: deadmodelsmusic.bandcamp.com 

(Hank)

Recensione Thee Elephant – Thee Elephant

23/04/2014 § Lascia un commento


Recensione Thee Elephant – Thee Elephant (Ivory / Gas Vintage, 2014)

Recensione Thee Elephant – Thee ElephantThee Elephant è un progetto di Dola J. Chaplin ma che è nato dall’incontro con Sante Rutigliano (Oh Petroleum), Simone Prudenzano (Oh Petroleum) e successivamente con Matteo Scannicchio (Operaja Criminale) che partecipa quando ne ha la possibilità e Milo Scaglioni (Jennifer Gentle, Roberto Dell’Era e Emma Tricca) tornato in Italia da qualche anno. Dopo le prime esibizioni live  sotto il nome del frontman si è deciso, anche per via della musica psych-rock prodotta, di cambiarlo  in Thee Elephant.

L’album omonimo viene raccolto da un registratore multitracce a nastro Studer degli anni 70, la musica ripercorre i sixty psichedelici rielaborandoli con cura e con molta attenzione ai dettagli, agli arrangiamenti e ai cori che sono fondamentali. Diciamo anche che è il momento giusto per uscire, visto il rumore intorno agli album di gruppi come i Temples, ma poco importa i ragazzi ci mettono davvero passione e lo capirete subito anche dall’iniziale ‘In Love Again‘.

Se dovessi scegliere un brano prenderei sicuramente ‘Here for You’ che tra voce e numeri chitarristici è davvero perfetto; voce che è importantissima in questo primo lavoro, così come i cori davvero e non mi stancherò di ripeterlo. La lenta ‘I’m a Loser‘ vi farà ondeggiare sotto il palco, se avrete la fortuna di andarli a vedere dal vivo, mentre ‘Hole in the Road‘ e That’s Beyond the Pale‘ possono riuscire a scuotervi per bene.

Un disco ben riuscito che girerà sicuramente senza nessuna fatica tra i vostri lettori, dieci canzoni calde e graffianti, pronte per tutti gli amanti del genere ma non solo.

Tracklist:

01. In Love Again
02. The Fool
03. Orpheus
04. Hole in the Road
05. I’m a Loser
06. That’s Beyond the Pale
07.  Go to Spain
08. Here for You
09. Home
10. Summerwind

Facebook: https://www.facebook.com/theeelephant

(Hank scritto per www.ondalternativa.it)

Recensione Tying Tiffany – Drop

02/04/2014 § Lascia un commento


Recensione Tying Tiffany – Drop (Trisol, 2014)

Recensione Tying Tiffany DropE’ curioso notare che la copertina del quinto album in studio non rappresenti la cantante in nessun modo, non viene più inserito nell’artwork un pezzo del suo corpo ma le idee che l’artista aveva per Drop, trasportate in un progetto grafico grazie a Annita Rivera aka Plastica. Questo è un messaggio semplice: non guardatemi più come ex suicide girls, sono una musicista, faccio elettronica e questo è il mio nuovo lavoro.

Dentro al mondo di ‘Drop‘ c’è anche l’EP One, rilasciato in America nel 2013,  e dimostra un gran balzo verso l’elettronica e l’ambiente dark: On Place è una sospensione sintetica, ‘One Second‘ è synthpop tra Ladytron e Death in Vegas, ‘One Girl‘ un contrasto tra voce a base (forse la meno riuscita dell’EP). La leggera post-wave malinconica di ‘Spin Around‘ sposta la scena, arriva la solitudine  di ‘A Lone Boy‘ presa in prestito da Lali Puna & c. Seguita dal ritmo e dall’acid house ‘Neon Paradise‘.

Deep Blue River‘ ha qualcosa di molto naturale, non inteso come semplicità ma come mondo (e qui si ritorna all’idea di fondo, all’artwork e così via) e il richiamo al circolo di Portished e affini è forte; ‘Dissolve‘ chiude il cerchio senza discostarsi troppo, sistema le linee e l’assimetria generale di un lavoro che si può definire senza ombra di dubbio maturo.

Avendola vista dal vivo parecchie volte sono sicuro che il risultato on stage non vi deluderà, quindi andatevela a sentire.

Tracklist:

01. One Place
02. Spin Around
03. A lone boy
04. One Second
05. Neon Paradise
06. One Girl
07. Deep blue river
08. No way out
09. One end
10. Dissolve

Sito Internet: www.tyingtiffany.com
Facebook: www.facebook.com/tyingtiffanyofficial

(Hank scritto per www.ondalternativa.it)

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