Sziget Festival 2013 raccontato da UNA – Marzia Stano

06/09/2013 § Lascia un commento

UNA, aka Marzia Stano, è già stata recensita positivamente su Velvet Goldmine un paio di mesi fa e dopo aver saputo UNA Marzia Stano Sziget Festival 2013della sua presenza al Sziget Festival 2013 le ho chiesto se le andava di parlarmene. Quello che è venuto fuori è una pagina del diario personale di UNA, un racconto sincero che leggerete qui sotto (UNA mi ha anche mandato le foto, per accompagnare meglio le parole).

Il Sziget festival (è così si che si scrive e si pronuncia) non me lo sono mai potuto permettere da ragazzina, troppo costoso, troppo lontano. Ricordo che in estate i miei amici partivano dopo gli esami di maturità con il famoso Interail, questo biglietto kilometrico con il quale eri libero di scendere e salire su tutti i treni europei e fermarti nelle varie città per tutto il tempo che si desiderava. Ovviamente la tappa obbligata era proprio il più grande festival di musica rock di tutta l’Europa. Per lo più erano i miei amici maschi che ci andavano, noi ragazze ad agosto andavamo al mare: falò, chitarre e feste in spiaggia era il massimo della vita che ci potevamo aspettare a sedici anni. In più Budapest era davvero lontano da Santeramo in colle, questo paesino in provincia di Bari aggrappato alla Puglia, dove sono cresciuta per un terzo della mia vita. Erano circa 2.550 kilometri e l’aura del Sziget festival era grande quanto la distanza che ci separava da esso, quando gli altri tornavano dall’isola di Obuda, trovavamo le loro facce diverse, cambiate, un po’ più rintronate sì, ma anche coscienti di aver visto un mondo nuovo, inimmaginato, un mondo dove contava solo il rock, la musica, la libertà e l’amore. Tutti i più grandi artisti del momento erano li dove si suona dalla notte al mattino, dal mattino alla notte. Se all’alba hai voglia di un concerto folk, a 600 metri dalla tua tenda puoi star sicuro che c’è un concerto folk. A mezzanotte non riesci a dormire perché i bassi dei Massive Attack sul palco fanno vibrare la tua tenda? Puoi tranquillamente uscire e andare ad assaggiare i piatti delle cucine di tutto il mondo, greco, tunisino, sushi, vegano, cinese, turco, italiano. Ti senti solo e hai voglia di passare la serata tra un palco e l’altro in compagnia? Basta dare un bacio alla prima che ti piace, sarà difficile ricevere una padellata in testa.

Il mio sbarco sulla celebre isola avviene quindici anni dopo averla sognata ogni estate e non come spettatrice ma come “artista”, almeno così recitava il mio pass. Arriviamo di notte in un tripudio di zanzare e moscerini ad accogliere il nostro arrivo. La stanchezza del viaggio e lo stordimento per il caldo, rendono l’ingresso al campeggio piuttosto arduo. Non stavo capendo nulla, dove mi trovassi e per quale ragione, finché mentre ero intenta a montare la tenda alle 3 del mattino, un ragazzo biondino, magrolino e sbarbatino, mi saluta e mi chiede se volevo una birra, gli rispondo che l’avevo appena presa, al chè passa a chiedere se volevo una mano con la tenda, gli rispondo che avevo appena finito, a quel punto lui rincara e mi chiede se poteva entrarci con me. Sorrido e declino, ma almeno realizzo che ero finalmente arrivata al Sziget festival di Budapest!

UNA Band Sziget Festival 2013 Non mi va di fare l’elenco di tutti gli artisti che ho visto e che hanno suonato al festival, per conoscere le line up da urlo basta recarsi sul sito internet e si resta spettinati. Io desidero solo consigliare a tutti quelli che sognano d’andarci, di tornare ad avere sedici anni, di vivere ogni cosa con la sorpresa e lo stupore di un’età acerba ma entusiasta, di abbattere ogni forma di scetticismo e pensiero critico su come negli anni si è trasformato uno dei più incredibili festival di musica rock, nel più perfetto e organizzato parco giochi musicale, una colorata e mastodontica macchina da soldi sotto il cielo di Budapest.

Ciò che ho provato io a suonare sul Mambo Stage del Sziget festival, resterà anch’esso un mistero che custudirò nella mia vacillante e buffa memoria, che spesso si prende gioco di me facendomi confondere il sogno con la realtà, e la realtà con il sogno. Quel che posso dirvi, però, è che a 16 anni sognavo di suonare in quel festival e a 31 quel sogno è diventato realtà.

PHOTO @ SZIGET FESTIVAL

Un ringraziamento speciale per questa esperienza va a:

Giuseppe Labbruzzo,
Gianni Masci,
Simone Martorana, anche se non c’era fisicamente ma con il cuore.
Ettore e Orshi
Tutto lo staff del Mambo Stage
in particolare Guido Lioi e Marcello Reverendo Magro

Un saluto affettuoso va a tutte le band del Mambo Stage, ma soprattutto a quelle con cui ho condiviso il palco, polvere e sudore:

Rekkiabilly
Roberto Dellera, D’Erasmo & Fish
Iori’s Eyes
LN’Ripley
Red Rum Alone
Mellow Mood

Un caro saluto alle ragazze del Puglia Village e ai maestri di Pizzica, orecchiette e pugliesità 🙂
Un saluto a Puglia Sounds e a Sziget Italia che hanno seguito con particolare attenzione il mio concerto, un abbraccio grande quanto tutto il festival a Stefano Rigobello e a tutti quelli che erano sotto il palco per UNA.

www.facebook.com/UNAofficial
www.marziastano.it

Nerospinto Magazine: Lou Reed “Transformer”

12/01/2013 § Lascia un commento


lou reedLou Reed, inguaribile trasformista:

Iniziamo dai giorni nostri. Partiamo pure dalla fine, andando poi a ritroso, e citiamo il nome di una donna, Lulù, che è anche il nome di un disco. Lou Reed con i Metallica (2011)…

 

…Per Leggere tutto il mio articolo su Lou Reed @ Nerospinto Magazine, CLICCA QUI!

(Hank)

Zoom On: Indira Fassioni & Rosaspinto (Arte e Comunicazione)

08/10/2012 § Lascia un commento

Oggi lo Zoom On di Velvet Goldmine è puntato su Indira Fassioni e la sua Rosaspinto:

Indira Fassioni nasce a Mariano Comense, centro urbano situato tra Milano e Como, territorio ricco di stimoli Indira Fassionipaesaggistici e culturali. Gli studi tecnici seguiti da quelli filosofici non impediscono ad Indira di volgere la propria attenzione ai fenomeni artistici che la circondano, trovando profondi dialoghi con molteplici forme di rappresentazione: dalla musica alle arti visive, passando da quelle più classiche alle interazioni tecnologiche: computer art, video arte, installazioni, ma sempre volgendo il proprio sguardo a quelle che lei ama definire personalità sconosciute. Se la sua formazione ha metabolizzato i classici dell’arte, dell’architettura, della rappresentazione, è al nuovo che prevalentemente si rivolge, in una continua ricerca di linguaggi ed espressioni.
L’esperienza veneziana, il contatto con le più importanti realtà artistiche nazionali ed internazionali, portano Indira ad iniziare un percorso verso l’organizzazione di mostre ed eventi dedicati a realtà ancora in divenire, spesso sconosciute e che, grazie al suo intervento, potranno in seguito vivere di vita propria.
Il carattere forte, la personalità unica e la grande capacità di osservazione, uniti alla pazienza, alla sensibilità ed alle doti organizzative, porteranno Indira a fondare “Rosaspinto”, progetto culturale che, nell’arco di diversi anni, porterà sul territorio milanese e non diversi eventi, momenti di incontro-scontro vissuti sia come interventi isolati che come parte di grandi eventi, uno su tutti la settimana del Design milanese.
Dalla musica alla fotografia, passando per il design e la poesia, Indira prosegue, con grande successo, nel difficile compito di stimolare, incuriosire, proporre.

Cos’è Rosaspinto: brand eclettico nato nel 2002 ad opera di Indira Fassioni, sin dalla nascita si contraddistingue per la "Doppia Persnalità", Rosaspinto - Arte e Comunicazionecreatura dalla duplice anima: una dedita all’arte in tutte le sue forme ed una votata alla comunicazione nel senso più classico del termine ovvero dedicandosi alle pubbliche relazioni ed all’ucio stampa.

Rosaspinto e i suoi ambienti:

– ARTE ROSASPINTO
Rosaspinto è un’officina di arti e mestieri, termometro di umori contemporanei e sigla di impulsi artistici, che coinvolge il più ampio spettro di espressioni, senza costrizioni di genere, creazioni di barriere o nicchie privilegiate. Libertà espressiva e sensibilizzazione artistica sono le finalità, l’ambizione etica, di Rosaspinto e delle diverse sensibilità umane e generazionali che vi collaborano.

– VALORIZZAZIONE
Rosaspinto crede nella necessità di valorizzare e focalizzare la propria attività promozionale a favore di giovani talenti emergenti, nuovi artisti che meritano di essere incoraggiati e sostenuti.

– COLLABORAZIONI UNCONVENTIONAL
Rosaspinto si pone come nuova ed originale realtà, volta a realizzare collaborazioni improbabili e provocatoriamente non convenzionali, operazioni, queste, profondamente signicative ed autentiche.

– PROMOZIONE E COMUNICAZIONE
Rosaspinto parallelamente all’attività espositiva di arte contemporanea ed all’organizzazione di eventi audio-visuali, dedica il suo impegno a comunicare e promuovere nuove attività artistico-commerciali che potremmo definire borderline rispetto all’ambiente istituzionalizzato dell’arte. Con progetti e idee creative non comuni catalizzerà l’attenzione dei media e del pubblico, un detonatore artistico nella staticità culturale metropolitana.

– COMUNICAZIONE ROSASPINTO
Rosaspinto opera nel mondo della comunicazione attraverso ufficio stampa, direzione artistica ed organizzazione di eventi, con una particolare propensione per design, moda, beauty, ristorazione e night life.
L’eclettica Rosaspinto si sviluppa nel business delle PR e della comunicazione mettendo a disposizione del cliente un pacchetto di servizi ad hoc volto ad affermarne la visibilità sul mercato di riferimento. I servizi offerti sono studiati per soddisfare le esigenze strategiche ed operative del cliente per tutto ciò che riguarda la comunicazione. Il brand si rivolge per tanto sia ad aziende già affermate che richiedono un servizio personalizzato, sia ad aziende emergenti che necessitano di trovare visibilità sul mercato. Rosaspinto grazie alla struttura variegata è un vero e proprio calderone di menti creative, adatte a gestire una rete di servizi integrati, tra le professionalità annoverate nella scuderia vi sono graphic designers, sound designers, deejays, veejays, musicisti, artisti multimediali, fotogra, stylists e coolhunters, che interagiscono costantemente in modo da dare vita ad una struttura organizzativa snella, dinamica ed efficiente.

– PR E UFFICIO STAMPA
Rosaspinto instaura un rapporto con i media del settore, comunicando e promuovendo l’attività dei suoi clienti con comunicati stampa, newsletter e con il supporto dei social networks più diffusi; ne controlla i feed back e gestisce le pubbliche relazioni tramite una consolidata rete di contatti, con il fine di aumentare il valore del brand.

– CONSULENZA STRATEGICA DI COMUNICAZIONE E IMMAGINE
Rosaspinto individua il posizionamento di un prodotto, denisce la strategia di comunicazione e supporta il cliente nella stesura del piano di marketing. Attraverso l’Agenzia, il cliente si garantisce un ufficio pr/eventi/comunicazione in outsourcing ed uno staff di diverse persone che quotidianamente lavora per sviluppare le attività denite nel progetto e per creare o rafforzare l’immagine del brand.

– EVENTI & LOCATION MANAGEMENT
Rosaspinto è specializzato nell’organizzazione di eventi di varia natura e nello start up di attività di servizi (hotel, ristoranti, club, concept store).

– SOUND DESIGN
Rosaspinto. ore servizi specializzati di consulenza musicale e sound design, attraverso attività di ricerca, produzione e post produzione musicale (eventuale creazione di musiche originali studiate per il cliente) ideali per eventi o per siti web e ambienti (aree comuni di hotel, bar, show room, shop)


Via Privata Schiano, 25 – 20158 Milano
www.rosaspinto.it
press@rosaspinto.it
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Guarda alcuni Eventi musicali di Rosaspinto
 

Intervista a Ilaria Pozzi!

25/07/2012 § Lascia un commento

L’intervista a Ilaria Pozzi:

Hank: Iniziamo con una domanda semplice, chi è Ilaria Pozzi?

Ilaria Pozzi: Non è un mistero che sono una tattoo addicted, non è un mistero manco che sono un’alternative model. Poi lavoro con le foto ma non mi piace dire che faccio la modella: lavoro in generale con la mia immagine nelle arti visive, principalmente attraverso la fotografia (da quelle più  commerciali a quelle più artistiche) , nei video musicali e non, nell’arte digitale e pittorica… etc.
Sì, vivo con la mia immagine prevalentemente, e per fortuna, con quello che mi piace fare, anche se poi a volte bisogna scendere a compromessi e fare anche cose che non piacciono molto…
Sono anche una piercer, faccio piercing solo su appuntamento in alcuni tattooshop a Genova e Savona, dove sono nata, prima anche a Roma e ad Ostia.

H.: Invece com’è l’Ilaria Pozzi che viene vista dal pubblico?

I.P.: Vista da chi non mi conosce e vede soltanto le foto o i video credo che ognuno si faccia un’idea sua, ma sicuramente anni luce lontana da quello che sono realmente. Spesso leggo i commenti sotto foto o video dove ci sono io, ma che non ho caricato io, e ne sento di tutti i colori, tipo che sono una fattona alcolizzata mangia cazzi, quando in verità non bevo alcolici e non vado quasi mai alle feste.

Photo by Gabriele RigonH.: Fin dalle prime foto che vidi sul tuo Tumblr, rimasi molto colpito dal contrasto: si perchè sembri molto forte ma anche dannatamente fragile, e non si riesce a percepire cosa c’è in mezzo.

I.P.: Quello che hai detto è vero, sono così: forte ma anche fragile. E spesso in alcune foto, dipende dal fotografo, questo si percepisce. Nelle foto si vede quello che il fotografo vuole mostrare di me, può essere qualcosa di reale oppure no, può mostrare tanto o pochissimo di me. Comunque anche nella vita sono un po’ cosi… o bianco o nero… non ho molte mezze misure.

H.: Parliamo dei tatuaggi, significano sempre qualcosa o è solo voglia di coprire la tua pelle?

I.P.: Allora, la pelle che si ricopre è una conseguenza, ogni tattoo ha un po’ una storia a se… La gamba destra, che è quella con i fiori di ciliegio, è nata un po’ per caso, perché chiesi a questo amico (Carlo Fastcolors) se mi faceva qualche fiore di ciliegio un po’ sparso sulla gamba (ancora l’altra era pulita) e lui mi fece un po’ di stencil e quando mi guardai praticamente era tutta a fiori… lui disse “è figa però”… e io dissi “eh si”. Cosi facemmo le linee di piu di cinqunta fiori fino tipo alle tre di notte. Poi ogni tanto, quando lo vedo, la continuiamo. Ancora deve finire di colorare tutti i fiori, abbiamo iniziato ormai quasi cinque anni fa, non ricordo piu… dovrei rileggere le agende passate.
Comunque nel frattempo ho quasi finito anche l’altra gamba, che invece è fatta da tanti pezzi ognuno diverso… alcuni sono fatti durante viaggi e alcuni durante pomeriggi piovosi di cazzeggio in studio quando lavoravo tutti i giorni come piercer, altri in casa,  alcuni in studio, alcuni… i piu maffi (“marci”, ndr.) io da sola, comunque il mio timbratore di fidicia è Stefano Prestileo

Photo by Corrado Dalco'H.: Ti ho vista nel video degli Zen Circus, in un corto per l’album dei Plan De Fuga e in quello di Fiorious. Come è stato lavorare alla creazione di questi video?

I.P.: Allora, per ognuno è diverso… Con gli Zen Circus è stata una sola giornata, la mattina ho ballato per Milano, mentre il pomeriggio mi sono presa due secchiate, anche questo è lavoro! Con i Plan De Fuga sono stati un bel po’ di video, sei o sette video diversi se ho capito bene, abbiamo girato per settimane a Brescia e in Toscana, l’ultimo video tutto in pianosequenza. Abbiamo avuto modo di conoscerci bene e di farci un sacco di risate sia col il regista (Davide Fois) che con tutti i ragazzi della produzione di Treesessanta. Invece per So pretty di Fiorious (a me la canzone non è mai piaciuta ) è stata proprio una volata perché eravamo moltissime comparse.
Ho fatto anche il video per un gruppo che si chiama Hookin (www.facebook.com/thehookin), che secondo me è carino. Mi stavo dimenticando anche quello dei Simus dove sono in coma la mattina e in un mattatoio il pomeriggio.

H.: Ma dimmi, visto che siamo alla musica (quello di cui tratta il blog), che generi/gruppi/cantanti preferisci?

I.P.: Ascolto molti generi, un po’ a periodi e un po’ a stati d’animo. Se sono presa male, ascolto il reagge che mi fa prendere bene come The Gladiators, Burning Spear, Horace Andy

Photo by A.T. PratoH.: E cosa stai ascoltando in questo periodo?

I.P.: Ascolto Beastie Boys, The Black Keys, Breeders, Pixies, gli Yeah Yeah Yeahs, Etta James, le Cocorosie, Gogol Bordello, Eryka Badu, i Detroit Cobras, Deerhunter, Crystal Stilts, i Buzzcocks… Ah, anche i Cccp, fin da quando ero piccola, mi dispiace però che Lindo Ferretti abbia sbroccato.

H.: Ora come ora cosa vorresti fare che non hai ancora fatto?

I.P.: Vorrei continuare a viaggiare il più possibile per vedere posti che ancora non ho visto; e per farlo devo continuare a lavorare con la speranza di farlo con persone che mi daranno la possibilità di esprimermi in cio che faccio e di creare cose di cui andare fieri.

H.: Ma a livello lavorativo hai un sogno o qualcosa che desideri più di tutto realizzare?

I.P.: Diciamo che le cose che vorrei realizzare piano piano le sto realizzando… Ho anche trovato un bravo ragazzo che mi vuole bene e che non sbrocca a causa del mio lavoro… finalmente.

H.: Progetti futuri?

I.P.: Progetti futuri… qualche bagno in mare serio che quest’anno non ne ho ancora fatti, qualche altro tatuaggetto. Con Corrado Dalcò vogliamo organizzare un workshop in qualche posto da sciallo, dovrò andare a scattare a Londra con dei fotografi inglesi, ma prima ancora andrò sicuramente a Roma per un workshop con i ragazzi del progetto I Love You When you Smile (Oltre il nudo) e per qualche pubblicazione e lavoro carino… ma finché le foto non le fai non lo sai se sono venute bene.
Photo by Gabriele Rigon
H.: Hai un messaggio da dare per chi leggerà questa tua intervista?

I.P.: Fate quel cavolo che volete ma non mi rompete le scatole!

Link:
www.facebook.com/donottellmetosmile
www.facebook.com/ilariapozzifanpage
plus.google.com/ilariapozzi

ila.carbonmade.com
ilariapozzi.tumblr.com
ilariapozzi.tumblr.com
donottellmetosmile.tumblr.com
www.flickr.com/photos/ilariapozzi/sets/

Zoom On: Dj Misstake aka Isabella Bruno!

20/07/2012 § Lascia un commento

Oggi Velvet Goldmine parla anche di House e di Dj, proviamo a fare uno Zoom sulla chiaccheratissima DJ Misstake, a voi il giudizio come sempre! Zoom On permette agli artisti di presentarsi e a parlare in prima persona (si, quel che c’è scritto qui sotto è stato editato da DJ Misstake stessa, altri potranno fare la stessa cosa), senza peli sulla lingua, lasciandosi giudicare dai lettori.

dj misstake aka isabella brunoDJ MISSTAKE aka Isabella Bruno è cresciuta ascoltando rock e jazz, ma ben presto scopre le cassette mixate nei club più importanti di Londra e New York e si avventura nel mondo dei dj e della tecnica del mixaggio, restandone affascinata.
E’ amore al primo mix. Eclettica e curiosa sente una fortissima passione per la moltitudine di suoni sperimentali dell’electro/tech e comincia a lavorare con poliedrica passione con i samples per arrivare ad una perfetta sinergia di melodie caratterizzate da un’essenza principalmente house ( eclectro, tech, funky ecc…). Determinata, non appena l’età glielo permette comincia a frequentare i club più all’avanguardia dove passa ogni secondo a osservare i dj che si alternano dietro alla consolle, fino al giorno in cui grazie al suo impeccabile gusto musicale viene chiamata a esordire al banco dei mixer.
La misura del tempo che scorre amplifica il suo desiderio di scoperta, offrendole l’occasione continua di andare alla ricerca spasmodica di brani introvabili, ricercati, innovativi per osare esperimenti ‘tra il sacro e il profano’.
Capace di creare intense atmosfere sensoriali, tra le perle del suo forziere troviamo anche il suo primo remix Lemonade per un brano dei Planet Funk.

Dal 2009 ad oggi la sua selezione musicale, attraverso un mixaggio creativo, flessibile ed eclettico, le ha permesso di abbattere qualsiasi barriera di incomunicabilità pungendo nel vivo ogni "moscone da discoteca".
La sua caratteristica peculiare, che è quella di saper ricreare l’atmosfera adatta per qualsiasi tipo di ambiente, le ha permesso di mixare alla consolle dei club più esclusivi d’Italia, di vincere il primo contest per sole donne DJ organizzato da dj misstake aka isabella brunoDEEJAY TV in onda da Novembre 2011 sulla stessa rete televisiva e di aprire i djset milanesi di KENNY CARPENTER.

La sua nuova produzione "Lala Jump" (suonata da molte radio italiane) le ha permesso di entrare nella rosa delle 10 finaliste italiane del contest per dj donne "SHECHANDJ" organizzato dall’etichetta discografica EMI, promosso da m2o, panorama e djmag.

DJ MISSTAKE si è esibita alla console dei seguenti locali:
Diana Majestic (Milano) Magazzini Generali (Milano) Tropicana (Milano) Gay Village (Roma) Makò (Gallipoli) Guendalina (S.Cesarea) Cocoricò (Riccione) Queen Club (Milano) Codice a Barre (Milano) Borgo/Karma (Milano) Mamamia (Torre del Lago) Twiga (Forte dei Marmi) Q21 (Milano) Plastic (Milano) Mazoom (Sirmione) Alchimia (Milano) Gasoline (Milano) Smoking Kills Club (Milano) Toilet Club (Milano) Mono (Milano) Atomic (Milano) Rha Bar (Milano) Chikos (Piacenza) Qube (Roma) Alpheus (Roma) Les Folies Scandal (Torino) Cafè Atlantique (Milano) Alterego (Vr) Strongbow Gold Beach, Bobo Beach (Riccione) Qi (Brescia) Ghetto (Londra) The Cube (Milano) Old Fashion Cafè (Mi)

Ecco quello che potreste sentire durante un suo dj set :

Skrillex & Damian – “Jr GONG” MARLEY – MAKE IT BUN DEM
Lana del Rey – Blue Jeans (Gesaffel Stein Remix)
Paul Kalkbrenner – Aaron
Deadmau5 – Aural Psynapse
Ornette – Crazy (Noze Remix)
Giorgio Moroder – E=Mc2 (Rodion Gran Manigheo Remix)
Silicone Soul – Right On
Feist– My Moon My Man (Boys Noize Classic Mix)
Sascha Braemer – People (Original Mix)
Metro Area – Miura
Battisti – Il Veliero
Daft Punk – Around The World
Avanti feat. Zhanna – BACK TO RAPTURE (Brioski Remix)
Alien Alien – Sambaca

Qui la sua Produzione:

 


E come potete anche leggere su La Repubblica: Ogni Venerdì, al Rhabar, one night Paradisco…mix innovativo di sonorità e immagini, giocato sull’interazione tra la consolle di Dj Misstake e il pubblico. Reginetta, nonché ideatrice della serata, Dj Misstake parte con sonorità tech per poi toccare tutti gli stili dell’house music.


www.rhabar.it


E’ tutto. La ragazza ha un gran bel backgroud (non solo house e tecno, tanto per intenderci), vediamo cosa combinerà ancora!

 

Intervista a Claudia Antonelli e Michelle Ferrari.

13/09/2007 § Lascia un commento

Intervista @ Bergamosex del 02 Settembre 2007

di Andrea Facchinetti con la collaborazione di Marco Vecchione.

 

 

 

Cosa vi dà la musica a livello fisico e mentale?

 

Claudia Antonelli: Be’… [ride] cosa mi dà? La musica è piacevole da ascoltare, è una cosa bella; distrae e personalmente mi fa anche sognare ogni tanto, mi fa compagnia quando sono da sola. A livello fisico nulla… mi rilassa, questo sì. La musica nella mia vita è importante, ma non fondamentale.

 

Michelle Ferrari: Io la musica l’apprezzo molto! A seconda del momento che sto vivendo, sento determinata musica: quando ho voglia di scatenarmi e di ballare, preferisco musica da discoteca; quando sono in vena di dolcezza, ascolto musica romantica. La musica a livello fisico la sento abbastanza, soprattutto il ritmo: mi piace ballare! La musica e il ballo sono diventati un modo per conoscere e socializzare, come i balli latino-americani, in cui sto incominciando a cavarmela. In generale, come ho già detto, mi piace variare, non ascolto un unico genere.

 

Quali sono gli artisti che ascoltate di più in questo periodo?

 

M.F.: Io sono un’amante della musica vecchia, ascolto cose come i Roxette o i Beatles; della musica commerciale di questo periodo amo solo qualche canzone, come Relax, Take it Easy [ndr. Mika]; per cantare invece preferisco gente come Claudio Baglioni o Lucio Battisti… comunque artisti italiani perché… se no, non posso cantare! [ride].

 

C.A.: In questo periodo sono stata ad Ibiza, quindi la musica che ho ascoltato è stata quella dei DJ, la House e cose di questo tipo… Anche se non sono una patita della musica anni ’80 come Michelle, mi piace anche un po’ di musica "vecchia". Devo aggiungere che ultimamente mi sto buttando un po’ nel mondo dell’House, anche perché c’è un progetto con Diego Broggio, DB Boulevard, che mi vuole come vocalist e dovrei seguirlo nelle discoteche…

Per il resto, i Nirvana erano uno dei miei gruppi preferiti quando ero più piccola, ma ora sono matura [ride]. Gli Afterhours mi prendono un po’ si e un po’ no, è musica un po’ particolare. Poi a Padova conosco i Derozer; ho anche conosciuto Samuel dei Subsonica, è il mio idolo… ma non è bello e se si toglie il cappello fa c****e! Ha però una voce bellissima e quel cappello gli sta da dio, mandategli un messaggio da parte mia e ditegli che lo amo… è molto fascinoso.

Adoro anche la voce del cantante dei NOFX, Fat Mike [e si mette a canticchiare "Champs Elysées"], poi be’ anche quella di Michael Buble

 

M.F.: Questo lo conosco anche io eh!

 

 –br["Continua a leggere l’intervista…"]–

L’ultimo concerto a cui siete state?

 

M.F.: Fammi pensare… Sono andata anni fa ad un concerto di Baglioni, ma non mi è piaciuto tanto perché non conoscevo tutte le canzoni: ha fatto solo le più recenti! Ma a quello ci sono andata solo perché ci andavano i miei amici… Invece mi piacerebbe andare ad un concerto di Vasco Rossi o di Renato Zero, che sicuramente ti coinvolgono di più, ma ancora non ho avuto modo, dal momento che io ed i miei amici abbiamo gusti differenti, e piuttosto che andare da sola a un concerto preferisco non andarci.

 

C.A.: Sono tantissimi anni che non vado ad un concerto: l’ultimo che ho visto è stato quello dei Punkreas e degli Ska-P a Bologna, nella mia fase "Punk".

 

Suonate qualche strumento musicale (anche a livello amatoriale)? Ce n’è qualcuno che vi affascina particolarmente? Senza doppi sensi, ovviamente!

 

C.A.: Il flauto a scuola, poi a 9 anni ho provato a suonare la chitarra ma ricordo che avevo le mani troppo piccoline e non riuscivo a fare gli accordi; così mi sono stufata e non sono più andata alle lezioni.

 

M.F.: Io l’unica cosa che riesco a fare è ballare, ma suonare o cantare…. lasciamo stare [ride].

 

Cosa cantate sotto la doccia?

 

M.F.: Mi piace cantare Mia Martini, per esempio, se no l’ultima canzone che ho sentito me la ricanto sotto la doccia.

 

C.A.: No… è l’unico posto dove non canto! In macchina con la radio sì, mi do proprio alla pazza gioia, con il vento tra i capelli.

 

Che ne pensate dei DJ nelle discoteche? Sono musicisti o credete si tratti di qualcosa di meno?

 

C.A.: [ride] Sono d’accordo! Io considero musicisti e DJ allo stesso livello! Indubbiamente un musicista come quello d’orchestra fa più fatica, e una volta era così, la musica era studio e fatica. Ma oramai la musica si fa tutta al computer: per i DJ è un modo per esprimere la musica che amano di più, e facendolo al computer fanno meno fatica… beati loro!

 

M.F.: Per me i DJ sono una cosa diversa dai musicisti, però possiamo sempre considerarla una forma d’arte: coinvolge, crea divertimento: è adatta per un determinato ambiente, come quello delle serate nelle discoteche; un musicista invece si può esibire in altri contesti.

 

Niki Belucci, ex-pornostar, si è trasformata in una DJ molto particolare, "per sfuggire al crudele mondo del Porno"; la particolarità delle sue serate è mettere dischi in topless con i capezzoli coperti da glitter. Cosa ne pensate di questa sua scelta? Il mondo del porno può essere crudele in qualche modo? Fareste mai le Dj come Niki?

 

C.A.: E’ sempre la stessa storia… Pensa a Eva Henger, che non è una Dj e non vorrei tirarla in mezzo, ma… vedo che tutte le pornostar quando smettono buttano m***a su m***a su questo mondo. Io non voglio proteggerlo, ma non mi piace nemmeno quando una persona fa una scelta, la porta avanti e poi rinnega tutto. Quanto a Nikki Belucci, be’…. è fortunata. Non l’ho ancora sentita suonare; mi dicono che è terribile, però ha le date occupate per tutto il 2008! Probabilmente la sua precedente immagine e i vestitini che mette per suonare attraggono molto… Se lei è convinta che vanno per la musica che fa… è certo ci sta facendo i milioni…. ma lasciamo stare, non voglio andare nel polemico [ride]. Anch’io lo farei, se sapessi suonare.

 

M.F.: Sono d’accordo con Claudia! Voglio dire, se ti si presentano occasioni nuove dove hai la possibilità di metterti in gioco, di imparare qualcosa di diverso, è giusto coglierle al volo; quello che non è giusto è disprezzare quello che si è fatto in passato. Una persona può cambiare, non ti deve piacere il mondo del porno in eterno, però se comunque ne hai fatto parte devi dire "ok! ho fatto la pornostar, ora sono cambiata, ma quando l’ho fatto ero contenta", altrimenti sei cretina te.

Poi quanto al fatto che il mondo del porno sarebbe crudele… addirittura? Non c’è niente di crudele nel mondo del porno! L’unica cosa che c’è di sbagliato è quando fai qualcosa contro la tua volontà, ma quello del resto può succedere in tutti i settori: anche fare la segretaria può essere un lavoro crudele se non ti piace farlo!

 

Avete mai partecipato ad un rave? Che cosa pensate di questo mondo?

 

M.F.: Ma parliamo di canne, droghe e cose di questo tipo? Io ai rave non ci sono mai stata. Credo che la musica ti prenda e che quando sei sotto effetto di sostanze ti lasci ancora più andare e la senti ancora di più…. Insomma, penso significhi sperimentare e lasciarsi andare completamente in ogni senso. Se lo fai una volta ogni tanto fa bene, ma sempre no! I giovani hanno troppo bisogno di staccarsi da una realtà che, evidentemente gli fa schifo, usando alcohol, droga ed altro ancora per non essere consapevoli di nulla, ed è l’unica parte triste! Ma per quanto riguarda provare sono d’accordo.

 

C.A.: [ndr. già ride al momento della domanda] Si, io ci sono andata e so cosa sono. Ho ascoltato la musica Goa e non mi è affatto dispiaciuta, non mi è piaciuta la Techno. Mi piace soprattutto quelli all’esterno ed in mezzo alla natura, mi ricordo che eravamo sulle colline bolognesi ad aspettare l’alba, un paesaggio bellissimo. Per le droghe e lo sballo sono d’accordo con Michelle. A mattina se ne vedono di cose negative… ci sono personaggi che non stanno ne in cielo ne in terra; non è per forza un covo di drogati… almeno credo, cioè me lo auguro, altrimenti in che mondo siamo? Eheheh

 

 

Ascoltate musica "tattica" durante l’atto sessuale o preferite farne a meno?

 

C.A.: Secondo me esiste la musica afrodisiaca! Insomma… della musica che m’invoglia a fare sesso. Ascolto una certa canzone e mi immagino di fare con quel sottofondo; però no, non l’ho mai fatto! Non ho mai usato musica "tattica" durante il rapporto.

 

M.F.: A me personalmente piace ogni tanto creare una certa atmosfera, anche perché poi la musica la sento anche nel rapporto sessuale; si va anche a ritmo [ride]! dipende dalla musica poi… Diciamo che rende un momento un po’ più magico e che aiuta anche nei rapporti sessuali per spezzare un po’ la situazione e tirare fuori di più il sentimento. Mi piace!

 

Scaricate musica da Internet? Diteci la vostra in proposito, dato che anche i vostri lavori possono essere facilmente downloadati.

 

C.A.: Sapete che devo dirvi di no, vero? Non sono così scema [ride]. E’ un discorso molto complicato ed è una cosa illegale che nessuno può fermare. Dire che non lo faccio sarebbe falso, ma in realtà non sono così esperta di Internet; lo faccio fare agli altri così ci finiscono loro in prigione! [ride].

 

M.F.: Io non navigo molto su Internet, e quando capita mi faccio aiutare. Non sono una fissata e piuttosto che stare davanti al computer per trovare la musica, preferisco andarmi a comprare il CD! Sono proprio anti-Internet.

 

Benny Benassi e tanti altri musicisti/DJ usano nei propri video musicali prorompenti ragazze e attrici di film hard. Cosa ne pensate di questo connubio? Vi piacerebbe partecipare ad un video?

 

C.A. & M.F.: Usateci!

 

M.F.: Se non si tratta di cantare… mi piacerebbe di certo! Adoro essere al centro dell’attenzione!

 

C.A.: Ho sentito Benassy, ma non lo sapevo! E’ un mio sogno da quando ero bambina: vedevo nei video queste ragazze bellissime e truccate e sognavo di essere al posto loro… Lo so, è un sogno superficiale. Comunque lo farei molto volentieri.

 

Abbiamo scoperto che avete provato a cantare in un film, e che una vostra collega ha addirittura registrato qualcosa; l’esperienza cosa vi ha dato? Vi piacerebbe entrare nel mondo discografico?

 

C.A.: Quando non fumo 40mila sigarette canto anche [ride]. Mi hanno detto che cantavo bene e lui [ndr. indicando il ragazzo che ci sta riprendendo] è rimasto a bocca aperta. Poi ho appena girato un film dove interpreto la parte di una cantante [ndr.Cool Babe]. Mi piacerebbe entrare nel mondo discografico e infatti collaborerà appunto con Diego Broggio dei DB Boulevard in un progetto in cui dovrei fare la vocalist e cantare. Non è che sia proprio una cantante, anzi… devo lavorare sulla voce, sulle sigarette e sull’alcohol [tossisce].

 

M.F.: No, no, non canterei.

 

In questi mesi uscirà un film hard di Matteo Swaitz che vedrà protagonisti esponenti della musica hip-hop e si avvarrà della partecipazione di Violetta Beauregarde (che recita anche in una scena hard): narra della vita di rapper e raver, un film ricco a livello musicale e con tanta trama. Cosa ne pensate di questo mix di mondi?

 

M.F.: Sono due cose che fanno parte della vita, la musica ed il sesso, perché escludere una delle due? Il sesso c’è, perché non farlo vedere o vergognarsi di questo aspetto della vita? Impariamo ad accettarlo e a mescolarlo ad altre cose. Il sesso non è volgare, il sesso è naturale!

 

C.A.: Mi ha tolto le parole di bocca. Questi due mondi possono tranquillamente convivere.

 

MySpace è un mondo vastissimo, nato inizialmente per pubblicizzare gruppi musicali; tra i vostri "friends" abbiamo scovato alcune chicche (come i Moonchild di John Zorn). Quali conoscete realmente?

 

C.A.: Subsonica, Boosta, DJ Niki, Green Day, The Donnas, Jet, John Frusciante, Killers, Chemical Brothers, Smashing Pumpkins, System of a Down, Depeche Mode, Air.

 

M.F.: DJ Niki. [ndr. Ha molti meno amici musicisti rispetto a Claudia.]

 

Ci parlate dei vostri ultimi lavori? C’è qualcosa in cantiere?

 

M.F.: Luna’s Angels con tutte e quattro le ragazze della PinkoEnterprise [ndr. Roberta Missoni, Claudia Antonelli, Michelle Ferrari, Luna Stern]: un film con trama e bellissime ambientazioni, l’abbiamo girato in Europa

C.A.: Una delle motivazioni per cui ho scelto questo lavoro sono proprio i viaggi! A ottobre ci saranno due produzioni, la prima sarà abbastanza grande come produzione. Su MySpace mi ha contattato un regista e vuole che io faccia un programma settimanale su Radio Company, sempre con il Dj Diego Broggio.
 

 Altre foto: 1 2 3 4 5 6

 

 
 

Grazie a:

Cecilia Farina per la stesura.

Andrea Lopez per le fotografie.

 www.deltadivenere.com, per aver reso possibile l’intervista.

Claudia Antonelli e Michelle Ferrari per la loro disponibilità.

RacconTo(ur) Tedesco by Father Murphy

26/11/2006 § 2 commenti

Bombanella, novembre 06

 

In quei giorni di settembre ero stato da poco trasferito in un piccolo convento di Norimberga.

 

Non ero particolarmente felice della decisione presa dai miei diretti superiori, ma ho sempre condiviso la necessità di dover anteporre lo spirito di accettazione religioso all’entusiasmo personale.

 

Ma ancora non sapevo che, se solo grazie a quel trasferimento, avrei potuto rivedere il mio vecchio amico Father Murphy.

Fu Patrizia, una cara sorella, la prima a darmi la notizia. E fu lei stessa a chiedermi di volerli seguire per tutta la durata del pellegrinare in terra tedesca. Sembrava quasi di tornare indietro negli anni.

Quasi a voler far coincidere questo viaggio con quello fatto con i miei cari amici ormai 27 anni or sono, fui raggiunto da una telefonata di Freddie che, con la voce spezzata dalle risa, mi annunciava che ancora una volta il radiatore della Volvie era saltato, un buco largo quanto una catenina di rosario, sempre all’altezza di Affi Sud.

 

Li incontrai, posso sinceramente e tranquillamente affermare che ero commosso, a qualche metro dal centro culturale dove avrebbero tenuto la loro prima serata, a Wiesbaden, 40 km a ovest di Francoforte.

Ridemmo molto, Vittorio e Chiara Lee sembravano in forma, nonostante gli inconvenienti e le lunghe code.

Il pubblico non fu dei più calorosi, ma fu un’ottima prova generale. Il giorno dopo c’era Norimberga, la mia Norimberga.

E fu una sorta di successo, offuscato forse solo da tutto il fumo passivo che mi dovetti sorbire. La gente era entusiasta, e Freddie riuscì a trattenersi dal dover iniziare lunghe e pericolose discussioni in merito al periodo nazista di Norimberga…e Patrizia invece passò il resto della nottata in compagnia di simpatici finlandesi, dimostrando quanta resistenza fisica avesse. Organizzatrice perfetta, ma anche pronta a saltare ore di sonno per salutare vecchi amici.

Da lì tornammo a Francoforte, dove fummo quasi in diretta competizione con il Papa, in Germania anche lui per qualche conferenza, ma non fummo mai sfiorati dalla tentazione di interpretare il viaggio del nunzio di Roma come una diretta sfida nei nostri confronti.

Semplicemente procedemmo il nostro viaggio, verso nord, verso Amburgo, due giorni di caldo secco che ritemprarono le nostre ossa. Lo spettacolo serale nella città portuale fu caratterizzato dalla presenza di sole 17 anime, le quali però si dimostrarono altrettanto calorose e interessate ad ascoltare quanto il pubblico di Norimberga.

Vittorio iniziò come sempre con lo spettacolo video, accompagnandolo, come mai fatto prima in Italia, direttamente dal vivo con una colonna sonora studiata per l’occasione. Tutti gli strumenti sul palco a sua disposizione. E poi toccò ai miei Murphy, a cui riuscii a lavorare dei suoni così chiari e cristallini, da poter eliminare le ultime barriere linguistiche rimaste. Le urla lanciate quella notte servirono a corroborare lo spirito e la fede di quei pochi fedeli intervenuti. Eravamo nel giusto.

 

E quindi fu l’ora di Lipsia, dove scappammo dalla possibilità di dover far colazione con aringhe e birra, ma dove Freddie dovette arrendersi di fronte alla spavalderia di due cagnoni neri, e qui non può che saltarmi in mente il parallelo con il famoso cane nero, alleato del Vecchio Pescatore…ma sarebbe divagare…a Berlino quindi ci accolsero numerosi vecchi amici, ancora legati alle immagini di 27 anni prima. Io e Patrizia fummo soddisfatti di vedere quanto l’impresa, che sembrava così ardua, di portare in giro i deboli sistemi nervosi di Freddie, Chiara Lee e Vittorio si risolse in una fruttuosissima esperienza.

Non riesco molto a parlare delle serate in sé, tenderei ad esprimere tutto l’entusiasmo provato e subito dalla gente. Preferisco lasciare un alone di mistero, e confido nella vostra fiducia. Anche di fronte a 21 persone come avvenne nell’unico spettacolo completamente acustico, il secondo a Berlino, fu comunque un’emozione vedere che ormai avremmo quasi potuto continuare per mesi.

Ma prima ci furono Halle, e la simpatica congrega di vegani, un po’ troppo duri nelle loro posizioni, ma abili scommettitori, che tennero Freddie e Vittorio ed il sottoscritto in piedi tutta la notte, a giocare e, almeno per noi, perdere.

Ma Fitz, nostro padrone di casa nella prima serata berlinese, ce l’aveva detto, col suo accento irlandese: attenzione ad Halle, circolano strane voci a riguardo!

A Dresda fu invece un classico delirio da sabato sera: signori miei intrattenitori, noi balliamo i vostri pezzi veloci, ma mal sopportiamo quelli lenti. Che sia ritmo, ritmo e passione. Io ridevo tranquillamente dietro alla mia postazione. La cattiva idea di mischiare degli alcolici a sostanze eccitanti portò il sottoscritto e Freddie a vagare fino a mattino, quando Chiara Lee fu l’unica che ci sentì tornare distrutti al piccolo ma decoroso appartamento affidatoci dal buon Kristian, ragazzotto alto e robusto, rivelatosi buon amico, e attento ascoltatore.

Mi sto forse perdendo, perchè ricordo volentieri moltissimi particolari, ma cerco di trattenerli per me, per non credere che si tratti esclusivamente dell’ennesima leggenda di Father Murphy.

Alla fine furono 9 lunghe e diverse tra loro serate, dove rincontrai Father Murphy, dove ebbi modo di lavorare ancora con la cara sorella Patrizia.

 

 

Davide Cristiani

Intervista ai C|O|D

10/08/2005 § Lascia un commento

Quattro chiacchiere con Milk (aka Emanuele Lapiana), voce, chitarra e autore dei testi dei c|o|d:

 

 

I c|o|d realizzano il primo ep nel 1996. Un’esperienza quasi decennale. Che cosa vi ha lasciato e come la descrivereste?

Difficile in poche righe.. direi che la nostra storia è più che decennale visto che come gruppo ci siamo formati nel ‘93. Diciamo che il ’96 è stato l’anno dell’uscita dal guscio. E’ un’esperienza che non finisce di stupirci, sia nel bene che nel male, e già questo è comunque un connotato più che positivo; direi che l’attitudine è la stessa di sempre, non smettere mai di stupirci, e prenderci il lusso di cambiare idea, sempre e quando lo crediamo.

 

Come e perché la fine dei c|o|d?

La nostra fine è l’epilogo, l’origine, la madre e la figlia delle nostre piccole vite.

 

"Preparativi per la fine" è un album molto intenso e, oltre a questo, l’ultimo (almeno di una fase). Sentite un attaccamento particolare nei confronti di questo disco?

Certo che sì, anche perché è stato un album cresciuto in seno al gruppo in modo inconscio e per questo autentico; in più ci sta regalando enormi soddisfazioni, in termini di riscontro con recensioni ottime e gente che canta ai concerti. Due persone si sono tatuate parti di testo rispettivamente sul braccio e sul polpaccio, riceviamo mail incredibilmente grate ed emozionanti dalle persone cui è piaciuto il disco; davvero una grande soddisfazione.

 

Il materiale da cui nasce questo disco è stato registrato tra il 2000 e il 2001 e rimasterizzato qualche anno dopo, tra il 2004 e il 2005. Pensate che il tempo intercorso abbia giovato alla realizzazione di questo ultimo lavoro?

Assolutamente si. E’ stato registrato in una fase così intensa delle nostre vite, ed ha lasciato in ognuno di noi un piccolo segno; per questo abbiamo fatto molta fatica prima di decidere di pubblicarlo, perché si tratta di un disco molto intimo, e molto sentito; lo sentivamo a tal punto che non ci sentivamo in grado di gestirlo, ed è stato tutto più facile quindi, 5 anni dopo, a "bocce ferme"; credo che il modo in cui lo abbiamo "finalizzato" sia il migliore possibile.

 

Cosa vi ha ispirato mentre lavoravate a "Preparativi per la fine"?

Difficile dirlo, tante, troppe cose..

 

Voci di un navigatore satellitare che disorientano più che orientare, frammenti di registrazioni di trasmissioni tv, voci di altoparlanti e di macchine inserite nelle vostre canzoni. Cosa volete trasmettere di preciso?

Direi che è il nostro modo per ambientare le canzoni ed i testi in modo più ricco e più preciso… non è semplicemente un uso estetico.. si tratta di fare entrare l’ascoltatore più profondamente nell’atmosfera delle canzoni; si tratta di commentare un passaggio musicale, rimarcandolo con mezzi non convenzionali.. sono degli strumenti aggiuntivi a tutti gli effetti.

 

Un’impressione forte che mi ha dato il vostro disco è stata quella di avere al centro le persone e le sensazioni che le attraversano. Pezzi come "Lowrenzo", "noiseterapia", "canzone contro di me" – solo per citarne alcuni – raccontano persone ed emozioni in modo esemplare. Siete d’accordo con questa impressione?

Ti ringrazio perché senz’altro la cura con cui stendiamo i testi cerca proprio questa cosa qui. I testi sono raramente descrittivi, cercano di essere più evocativi, se mi passi il termine un po’ pomposo…

 

Dai testi e dalla musica emerge il vostro amore per i Marlene Kuntz. Pensate che il vostro sentire musicale e la vostra attitudine verso ciò che fate possa in qualche modo essere accostato e/o avvicinarsi a quello dei Marlene?

Credo francamente di no, pur ammirando i Marlene, ed avendone goduto i frutti da anni ormai.. i c|o|d sono decisamente diversi dai Marlene Kuntz; noi siamo un gruppo decisamente più pop, direi.. nel nostro suono la chitarra distorta e la dissonanza sono strumenti a disposizione delle canzoni, e non tratti distintivi.. credo inoltre che nei nostri testi la ricerca sia più sulla semplicità delle parole da utilizzare, che sulla loro complicatezza..

 

Come descrivereste il grande sogno che è vissuto con e dentro i c|o|d?

Credo che la descrizione più corretta possa trovarsi nel testo di "Parto", non a caso messo a 2 minuti di distanza dal gran finale, nel disco.

 

"La fine di qualcosa è l’inizio di qualcos’altro" recita "Lowrenzo". Prospettate anche per voi un altro inizio? I c|o|d finiscono davvero, o chiudono solo una fase?

I c|o|d hanno solo chiuso una fase.

INTERVISTA AI NON VOGLIO CHE CLARA

06/06/2005 § Lascia un commento

Quattro chiacchere con Fabio De Min dei Non Voglio che Clara:

– Per prima cosa, come nascono i Non Voglio che Clara? E come sono cresciuti musicalmente parlando?

Il gruppo nasce più o meno una decina di anni fa con sonorità piuttosto diverse da quelle attuali. Ma ci terrei a precisare che ci siamo spostati verso il suono attuale non per una scelta calcolata ma assecondando un percorso che ci è sembrato naturale, sia a livello personale che artistico.

– Sarà una domanda che avete sentito mille volte ma, per non essere originale a tutti i costi, il vostro nome da cosa deriva?

Semplicemente da una frase letta da qualche parte che ci sembrava adatta a dare un nome, alla nostra musica. Come fosse un dettaglio, un indizio ulteriore.

– In una canzone del disco ho trovato una similitudine con i Virginiana Miller. Cosa ne pensate di loro? Fate parte della stessa branchia musicale?

Personalmente li adoro. Fanno musicalmente tutto il contrario di ciò che farei io ma lo fanno con intensità ed emozione. Ho divorato i loro ultimi due dischi e considero l’accostamento un complimento.

– Questo, a mio avviso, è un lavoro molto omogeneo; non c’è una caduta di stile o un cambiamento netto. Tutto ciò è dovuto all’unità del gruppo?

In realtà i pezzi sono nati in momenti diversi e il disco ha avuto una gestazione molto lunga, pur essendo di soli 7 pezzi. Credo che una certa uniformità sia data dall’aspetto lirico, una sorta di filo conduttore che lega sette storie, quasi come un corridoio per sette stanze.

– Molti sono stati gli accostamenti alla musica leggera italiana: da Tenco a Mina, da Paoli a Lauzi( in alcuni casi). Volete riprendere quel capitolo e donargli vigore e giovinezza?

Inconsapevolmente forse. Nel senso che hai citato tutti artisti che amiamo, ma da parte nostra non seguiamo un piano programmato, sono accostamenti piuttosto importanti, se li usassimo noi stessi per descrivere la nostra musica saremmo piuttosto presuntuosi.

– Parlando di Mina, come mai avete scelto di fare la cover di "L’ultima Occasione"?

Perché era una canzone che ci piaceva molto e ben si adattava al resto del nostro repertorio.

– Nel concerto di chiusura stagionale del Jail (aprendo la serata ai Perturbazione), avete suonato in modo molto più viscerale e più elettrici rispetto al disco. Questo succede seguendo scelte ben precise?

Si tratta di un approccio piuttosto istintivo alla dimensione live. Qualcuno probabilmente si è fatto un’idea sbagliata pensando fossimo figli di Sanremo, e invece per noi il guardare ad artisti italiani del passato è più una questione di intima passione e un elemento in più per la nostra musica, che non un’etichetta con la quale confrontarci.

– Com’è il vostro approccio, in genere, in un concerto live? E com’è il vostro rapporto con il pubblico (sperando non sia mai capitato nulla di strano)?

Credo che dal vivo più che le canzoni conti l’intensità con cui le trasmetti. A volte arrivi al pubblico a volte no, e può dipendere da vari aspetti. Prevale sicuramente l’aspetto emozionale rispetto alla razionalità con cui spesso ti approcci ad una registrazione in studio. E questo fa si che i nostri concerti molto spesso siano contraddistinti da poche parole, pochi discorsi. Cosa che magari può creare inizialmente un certo distacco con il pubblico. Le reazioni, salvo qualche eccezione ovviamente, sono per lo più positive comunque.

– "Hotel Tivoli" è stato accolto molto bene dalla critica specializzata e, oltre ad esserne felici ovviamente, eravate consapevoli della riuscita di questo vostro disco?

Eravamo sicuri di aver fatto il disco che volevamo fare, è chiaro che a posteriori troverai sempre qualcosa che non ti soddisfa al 100% però eravamo convinti di esser riusciti a trasferire su disco il mood che lo aveva partorito. Certo non ci aspettavamo reazioni così positive, e la cosa, come dici tu, ci ha reso particolarmente felici.

– Non ne sentite un peso per la riuscita di un prossimo lavoro? Oppure è un punto da cui partire per fare ancora meglio?

Prima di entrare in studio non puoi non avvertire una certa pressione, non puoi sapere se il risultato soddisferà le tue aspettative o meno. E’ una cosa che va aldilà del fatto di sentirti in dovere di accontentare qualcuno.

– Volete consigliare, chiudendo questa intervista, degli album che vi hanno segnato ai lettori di Velvet Goldmine?

Parlo per me (Fabio):

Beach boys – Pet sounds

La’s – omonimo

Dinosaur Jr – Where you been?

Smiths – Hateful of hollow

Teenage Fanclub – Grandprix;..così, senza pensarci troppo però!

 

(Hank)

INTERVISTA AI KECH

25/03/2005 § 1 Commento

– Avete mai sentito “Glee” dei Bran Van 3000? Durante il vostro concerto al
Jail di Legnano, alcuni ragazzi hanno commentato che avevate, per certi
motivi, un’affinità con alcune canzoni di quell´album. Cosa ne pensate?

Pol: Ammetto di non conoscere benissimo “Glee”, l’ho ascoltato solo un paio
di volte, ma ti confesso che “Drinkin’ in L.A.” – per quanto mi riguarda – è
sul podio nella classifica dei miei singoli estivi preferiti di sempreÂ…
Gio: I Bran Van con “Glee” hanno fatto un gran disco, se c’è qualcosa che
ci accomuna, forse è lo spirito scanzonato e divertito, no?

– Parlando di “Are you safe?”, il vostro primo esordio come album completo,
i paragoni che saltano all´orecchio di tutti sono Pixies, Sleater-Kinney,
Pavement, Breeders, Elastica e molti altri, passando anche sotto il gomito
dei Blur. Cosa ne pensate di questi accostamenti?

Pol: Ci stanno tutti, perché riflettono parte dei nostri ascolti. Poi ognuno
di noi ha le sue preferenze: Giovanna e Teddy hanno gusti generalmente più
inglesi, mentre io e Nicola – probabilmente – “pendiamo” leggermente di più
verso l’altra sponda dell’Atlantico. Ci fa piacere, però, che lo spettro
delle nostre fonti dÂ’ispirazioni si sia palesato completamente: se una
certa cosa che tÂ’influenza prende il sopravvento vuol dire che c’è qualcosa
che non va…

РQual ̬ il rapporto con la vostra etichetta? E nei vostri produttori,
tecnici e collaboratori che caratteristiche cercate per lavorare al meglio o
in piena libertà?

Pol: La Black Candy – in ambito indie – è un’etichetta che nel giro di poco
più di un anno ha saputo ritagliarsi uno spazio importante nel panorama
italiano: Leo e Giuseppe (i titolari della label) se lo meritano, perché
sono persone appassionate che lavorano per promuovere musica che li
appassiona, senza secondi fini. Per quanto riguarda i nostri collaboratori,
fino ad ora abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con persone dalla
spiccata personalità (Giuseppe Ielasi per “Are you safe?” e Max Lotti per
“Join the cousins”), che ci hanno indubbiamente aiutato e fatto crescere:
per come siamo fatti, temo che un entourage di yesmen per noi potrebbe
significare la fine. Meglio il confronto, anche lo scontro se è il caso, ma
Dio ci salvi dai “basta-che-vada-bene-a-voi“, almeno in studio e in sala
prove…
Gio: Per lavorare insieme bisogna fondamentalmente piacersi e capirsi…con
Black Candy ciò è vero e reciproco, per i nostri dischi, in modi diversi,
anche. Libertà e intesa vanno di pari passo per noi…

– Con che musica siete cresciuti? E quali gruppi, anche se opposti come
generi musicali, vi hanno influenzato?

Pol: Parlo per me: Tom Waits (che ascolto ininterrottamente da 10 anni),
Nick Cave, Velvet Underground, Pixies e Pavement sono state le prime cose
che ho ascoltato con cognizione di causa. Poi direi molto indie rock
americano, ma anche qualcosa dÂ’elettronica. Adesso sto scaricando un sacco
di roba country vecchia: ma quella di Nashville, da buzzurri, mica “alt”…
Il p2p ti cambia la vita!.

Gio: …Mamma mia io nella vita ho davvero ascoltato di tutto e credo sia
fondamentale per aprirti anche come persona. Mi piace non un genere, ma
l’emozione dietro ad una canzone. Poi ho dei miei preferiti : Stone Roses,
Pavement, Elliot Smith…

– La scena indie – underground italiana sta maturando, o rimane un piacere
per pochi?

Pol: Non saprei… Mi sembra che di gruppi ce ne siano molti e molto validi.
Il piacere per pochi sono i concerti: vado a vedere un sacco di gruppi
italiani ed è raro vedere locali gremiti, se non per qualche nome
“importante”… Per quel poco che ho avuto modo di vedere io, all’estero
passare una serata ad un concerto è normale, un po’ come andare al cinema o
ad un qualsiasi spettacolo. L’altra sera fumavo una sigaretta fuori di un
locale, prima di assistere ad un concerto, quando si è avvicinato all’entrata
un gruppo di ragazzi. Ho pensato: bene, saremo in più di otto a vedere
questi gruppi. Quando hanno visto la locandina del concerto hanno detto:
“No, cazzo! Anche qui! Torniamo al pub…”…

– Si parla sempre di nicchia o di culto per alcuni gruppi italiani che
calpestano queste scene, voi quali gruppi avete apprezzato o state
apprezzando in Italia?

Gio: A me piacciono molto gli One Dimensional Man e gli Zen Circus.

– E se dovessimo fare nomi di gruppi che credete siano falsi? Insomma, quelli
che proprio non sopportate?

Gio: In generale non sopporto chi si atteggia e chi si finge indie solo
perché fa figo. Indie è indipendenza da mode e da schemi prefissati!

– Il 7 marzo è uscito il vostro ultimo album, “Join the cousins”; la
registrazione è avvenuta come per il predecessore o avete usato altri
apparecchiature oltre il laptop?

Pol: Sì, stavolta le basi del disco le abbiamo registrate in uno studio.
Poi, con i laptop, abbiamo aggiunto delle registrazioni casalinghe di piano,
xilofono e altri strumenti… Un processo pericoloso, perché rischiavamo di
non finire più: avere la comodità di registrare quando e dove vuoi ti fa
correre il rischio di mettere troppa roba addosso alle canzoni…

– Vi sembra più maturo rispetto ad “Are you safe?” Oppure è il secondo
capitolo della vostra musica così squillante e fresca?

Pol: Preferisco pensare a “Join the coisins” come ad un fratello maggiore di
“Are you safe?”. Non parlerei di “maturità” perché tutto sommato questo
secondo disco non è altro che la fotografia di un gruppo che in un anno e
mezzo ha fatto cento date e si è evoluto in un certo modo. Le canzoni sono
scritte meglio – almeno a nostro giudizio – ma da qui ad arrivare alla
maturità ce ne passa. Me lo auguro, almeno…

Gio: penso sia un’evoluzione del precedente dove c’e’ spazio per
gustare meglio le canzoni che sono un po’ (ma non troppo) più complesse,
spero senza perdere la freschezza che credo sia un nostro marchio di
fabbrica.

– In questo nuovo lavoro, “Join the cousins”, ci sono degli innesti jazz e il
vostro stile s’intreccia al pop; sbaglio o ci sono altre evoluzioninovità?

Pol: Forse definirli “jazz” è esagerato, però sì, ci sono strumenti come la
Tromba e il Rodhes che prima non c’erano. Visto che il nostro obiettivo era
migliorarci soprattutto per quanto riguarda la scrittura, abbiamo pensato di
sviluppare in modo diverso alcuni arrangiamenti, giusto per non ripeterci
continuando ad essere una guitar band. Comunque è solo una cosa che riguarda
gli arrangiamenti: lo spirito del disco, in se’, è molto vicino a quello di
“Are you safe?”…

– Per quanto riguarda la voce, ossia la bellissima Giovanna, a quale
cantante donna tÂ’ispiri? Quali sono le tue cantanti preferite? (Nel secondo album
a mio avviso è maturata molto e in molti sensi
) .

Gio: Grazie per i complimenti! Credo che una valanga di concerti e le lezioni
di lirica mi abbiano aiutato (anche se ora non le faccio più …ero una
schiappa!). La voce va liberata perché ce l’abbiamo tutti…io sto
imparando ad usarla.
Tra le donne mi piaccionoÂ…
Cat Power: perché mi emoziona qualsiasi cosa lei faccia.
Kristin Hersh: perché ha una potenza e una grinta uniche.
Beth Gibbons: perché è misteriosa e magica.

– Chi scrive i testi delle vostre canzoni? Oltre ad avere una stupenda
alchimia tra suoni e parole vorrei chiedervi quali sono i temi principali del primo e
del secondo disco, se ce ne sono ovviamente.

Gio: Scrivo io i testi che sono semplici, ma allo stesso tempo curiosi
ed evocativi (spero). In realtà più che temi sono immagini che ho in testa
che cerco di rendere a parole. Lo spirito e’ sempre lo stesso:
scanzonato/sognante senza un vero tema (ogni canzone e’ una storia a se)
anche se in “Join the cousins” ci sono un po’ di “personaggi” (Clifford&
Carrie, Ann di “In a basement”… Forse ho degli amici immaginari!).

– Avete aperto e suonato i concerti di Graham Coxon e Sondre Lerche: cosa ne
pensate?

Gio: Siamo stati fortunati perchè di tutti i concerti di gruppi
stranieri per cui abbiamo aperto sono stati grandi, e sono stati tutti di gruppi
che ci piacevano!

– A quale concerto siete più legati e quale vorreste dimenticare?

Pol: Ci sono tantissimi concerti al quale sono legato, non riuscirei a
sceglierne uno… Non dimenticheremo mai la prima volta che abbiamo suonato
in Olanda: dopo una manciata di concerti negli ARCI brianzoli ci siamo
trovati davanti ad un palco bellissimo in un locale fantastico davanti ad un
mucchio di gente. Concerti da dimenticare? Io direi nessuno: anche nel set
più disgraziato trovo sempre qualcosa che mi fa ricordare con piacere la
serata, fossero anche i racconti deliranti di un fonico che sostiene di aver
ospitato sulla sua Meriva “Bob Dylan, Peter Gabriel e Miles Davis”…

Gio: Da ricordare sono tanti per fortuna. Il più recente l’altra sera al
Goganga (9 marzo per la presentazione del nostro disco), il suono non era
ottimo, ma la serata e’ stata davvero una bomba! Tantissima gente e
un’atmosfera bellissima!
Da dimenticare ne avrei un paio…ma li ho già cancellati!

– Un ultima cosa: consigliate a chi leggerà la vostra intervista un disco
importante e che non deve mancare nel suo stereo.

Pol: “The Velvet Underground & Nico”. E’ quello con la banana, non potete
sbagliarvi…
Gio: Pavement… tutto!

(Ringrazio Giovanna e Pol dei Kech per la disponibilità, ed un ringraziamento particolare a Cecilia)

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