Recensione Twiscapes e Free Nelson Mandoom Jazz

07/03/2014 § Lascia un commento


Recensione Colin Edwin / Lorenzo Feliciati – Twiscapes (Rarenoise Records, 2014)

colin edwind lorenzo feliciati twinscapes 2014Il bassista Lorenzo Feliciati (Naked Truth e Berserk!) assieme al secondo bassista australiano Colin Edwin (Porcupine Tree) decidono di chiamarne un terzo, ovvero Bill Laswell che tiene anche la regia del missaggio. Questa sezione ritmica non è lasciata tutta sola ma con la tromba di Neils Petter Molvaer , il sax di Peter Jackson (ragazzi, parliamo di uno dei Van Der Graaf Generator) e le percussioni di Andi Pupato (Ronin) e Roberto Gualdi (Pfm ) si può ben iniziare con Twinscapes.

La Rarenoise ha fatto un bigino delle proprie uscite, una specie di sunto di quello che vogliono produrre, in una release sola non per semplificare le cose ma per ribadire il loro lavoro. Transparent’ – così come’Sparse’ – viene sostenuta dalla tromba di Molvaer che aiuta sicuramente a costruire landscapes sonori; c’è l’elettronica che torna indietro nel tempo di ‘Shaken’, quella più fredda di ‘Conspiracy’ mentre ‘i-Dea’ è la più jazzata del gruppo . L’ovvietà è che il basso, assieme alla sezione ritmica, regge tutto quanto in modo strabiliante.

Molte persone con tanta esperienza sfornano undici canzoni che toccano molti punti, forse troppi ma il risultato non dispiace affatto.

Recensione Free Nelson Mandoom Jazz – Doubled Ep (Rarenoise Records, 2014)

Free Nelson Mandoom Jazz – Doubled Ep 2014Eraldo Bernocchi (al missaggio) ha scoperto il gruppo scozzese dei Free Nelson Mandoom Jazz composto da Rebecca Sneddon al sax, Colin Steward al basso elettrico e Paul Archibald alla batteria. Come ci fa notare la press stampa, tralasciando i riferimenti citati, il trio si muove intorno ad atmosfere Doom e  Grindcore fino a toccare il Free Jazz, e questa loro uscita è la somma di due Ep per aprire la strada al vero e proprio album che vedrà la luce tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015.

Doomjazz con notevoli cambi di tempo, una batteria capace di andare verso due estremi differenti, un sax che si inserisce magnificamente e omaggi dichiarati a Sonny Rollins e Ornette Coleman. Tralasciando la più “semplice” ‘Nobody Fucking Posts to the UAE’ e ‘K54’ ispirata/basata su un  tema di Domenico Scarlatti, le tracce consigliate per apprendere il loro meglio sono: “Where My Soul Can Be Free,” “The Mask of the Red Death” e l’ipnotica “Black Sabbath.”

Aspetterò con ansia il full lenght perché questo doppio Ep è davvero convincente, tra le due uscite qui recensite questa è definitivamente la migliore e ve la consiglio. Speriamo di poterli vedere anche dal vivo.

Casa Discografica: www.rarenoiserecords.com

(Hank)


 

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