Recensione Alexander De Large – Shit Music + Colors

02/05/2012 § Lascia un commento


Recensione Alexander De Large – Shit Music + Colors (Lepers Production, 2012)

Alexander De Large, oltre ad essere il nome del protagonista di Arancia Meccanica, è un cantastorie lo-fi nichilista che utilizza tutto il suo bagaglio di psichedelia e di sperimentazione per portare un folk(pop)rock ad uno stato più elevato. Abbiamo tra le mani un “one man-band” che, nel 2012, ha già fatto uscire per Lepers Production due dischi: Shit Music e Colors.

Alexander De Large Shit MusicShit Music, ovvero musica di merda, è un titolo sostanzialmente ironico e giocoso, tanto che i lebbrosi (i ragazzi di Lepers) descrivono le diciotto tracce del disco come delle “stercogemme”; il livello di (auto)ironia è molto alto ma non stravolge affatto le atmosfere acustiche e strumentali dell’album. Potete riderci sopra, potete cullarvi nelle canzoni più intimiste e scarne di Alexander e ci troverete anche dei nomi che vi faranno riflettere: Leonard Cohen ("One of us cannot be wrong"), John Lennon ("Working class hero") e G.G. Allin ("I Wanna fuck myself", un punk casereccio e solitario).


Ci sono brani che scuotono, anche con una semplice chitarra e poco altro (
"Sonny lived in a bungalow" e "Fuck you"); alcuni pezzi sono strumentali e vengono eseguiti in acustica ("Altierjinga phase zero") o con un approccio più “classico” ("Infinite monkey theorem"); si possono trovare anche dei suoni e delle sonorità surreali e stranianti come nell’intro di "For a girl in a train" (in cuffia capirete il titolo) e nelle registrazioni a strati di "I’m future". Alexander de Large ci propone un album ricco, pieno di riferimenti ed estremamente vario: malinconico quando ricorda Cohen, Nick Drake e anche Matt Elliott ("Ascaris lumbricoides") e rockeggiante e balordo quando si scalda scuotendo il suo strumento a corde come se non ci fosse un domani. Purtroppo ci sono anche delle rimembranze unplugged dei Nirvana e di Kurt Cobain, cosa che mi lascia un po’ l’amaro in bocca, ma quando si ha così tanta carne al fuoco è anche normale avere delle cadute di stile.

Alexander De Large ColorsIl titolo dell’altro suo disco, Colors, è molto più importante e significativo e descrive effettivamente il tema centrale: è un viaggio tra diversi colori e diverse sensazioni, fino ad arrivare alla cecità di una cover dei Kiss, ovvero Going Blind. Troviamo solo cinque tracce in questo concept, e il risultato è giustamente molto più compatto e concreto. Si parte dalla serenità di "Blue" alla passione di una luna ("Red") sanguinante, passando poi per un "Yellow" non tanto significativo si arriva al vestito "Black" da sera, quello elegante. La già citata "Going Blind" è un buon rifacimento e non sfigura affatto, concludendo la lista dei colori senza strafare.
Questa volta Alexander rimane nella sfera intimista e folk del cantautore, sporcando a volte il suono rendendolo più simile a quello degli Screaming Trees.

Entrambi sono buone pubblicazioni che mostrano quanto il panorama delle autoproduzioni sia valido; la mia preferenza va a “Shit Music” che pur essendo molto vario mostra tutte le anime e le passioni di Alexander de Large, senza tralasciare nulla.
Potete ascoltare e scaricare entrambi i suoi lavori sul sito di Lepers Production: www.lepers.it

(Hank – Recensione su Eyeonmusica)

 

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