Jarvis@Magazzini Generali 18/01/2007

05/02/2007 § Lascia un commento

 

Jarvis CockerGran bella carriera, Jarvis: lunga militanza da leader nei Pulp di cui è anche il fondatore, dalla gavetta al successo, (ri)definendo i canoni del britpop. Dopo 25 anni, nel 2003, la band va nel freezer e da allora il Nostro prova nuovi territori (il progetto elettronico Relaxed Muscle) e collabora con vecchie e nuove icone rock (Nancy Sinatra, Marianne Faithfull, Charlotte Gainsbourg, Harry Potter). Nello scorso novembre arriva il buonissimo esordio a proprio nome.

 

E’ quest’ultimo ad essere motivo e indiscusso protagonista della gita a Milano: la scaletta pesca a piene mani dalla track-list del cd, fatte eccezione per "One Man Show" (b-side in vinile del primo singolo dell’album), una cover di Lee Hazlewood e, in chiusura, una "Satellite Of Love" particolarmente asciutta.

Jarvis si propone come un grande interprete scanzonato, vero crooner dell’indie-rock: è un autentico intrattenitore che coinvolge chiunque, dalle strette di mano con presentazioni alle prima file alle lunghe dissertazioni e siparietti da cabaret nelle pause tra le canzoni. Tra le memorabilia: lancio di mela in mezzo al pubblico poco dopo l’ingresso sul palco; presentazione di una canzone per poi venir redarguito sull’aver sbagliato titolo del pezzo in scaletta; proclamazione della giornata, sua prima data italiana di sempre, come "first day of the rest of the life" per sé e per tutti i presenti.

Tra le esecuzioni, tutte buone, sono spiccate un’iniziale potentissima "Fat Children" e un’energica "Black Magic", con tanto di balletto epilettico degno del Thom Yorke di Idioteque dei tempi migliori.

 

Un piccolo uragano, breve (70 minuti, forse pochini) ma intenso. E pazienza se non ci sono state canzoni del gruppo che l’ha reso famoso: Jarvis e il suo humor dannatamente british sono ancora gli stessi e ne sono la rappresentazione migliore.

 

Nota di demerito per i Magazzini Generali, location post-industriale decisamente fascinosa, ma dotata di acustica scadente.

Nota di merito per i Jennifer Gentle, protagonisti in apertura di una bella performance tirata che ha spaziato tra un punk rock giocoso e suite strumentali sporche e nervose.

(Tommy)

 

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