INTERVISTA AI NON VOGLIO CHE CLARA

06/06/2005 § Lascia un commento

Quattro chiacchere con Fabio De Min dei Non Voglio che Clara:

– Per prima cosa, come nascono i Non Voglio che Clara? E come sono cresciuti musicalmente parlando?

Il gruppo nasce più o meno una decina di anni fa con sonorità piuttosto diverse da quelle attuali. Ma ci terrei a precisare che ci siamo spostati verso il suono attuale non per una scelta calcolata ma assecondando un percorso che ci è sembrato naturale, sia a livello personale che artistico.

– Sarà una domanda che avete sentito mille volte ma, per non essere originale a tutti i costi, il vostro nome da cosa deriva?

Semplicemente da una frase letta da qualche parte che ci sembrava adatta a dare un nome, alla nostra musica. Come fosse un dettaglio, un indizio ulteriore.

– In una canzone del disco ho trovato una similitudine con i Virginiana Miller. Cosa ne pensate di loro? Fate parte della stessa branchia musicale?

Personalmente li adoro. Fanno musicalmente tutto il contrario di ciò che farei io ma lo fanno con intensità ed emozione. Ho divorato i loro ultimi due dischi e considero l’accostamento un complimento.

– Questo, a mio avviso, è un lavoro molto omogeneo; non c’è una caduta di stile o un cambiamento netto. Tutto ciò è dovuto all’unità del gruppo?

In realtà i pezzi sono nati in momenti diversi e il disco ha avuto una gestazione molto lunga, pur essendo di soli 7 pezzi. Credo che una certa uniformità sia data dall’aspetto lirico, una sorta di filo conduttore che lega sette storie, quasi come un corridoio per sette stanze.

– Molti sono stati gli accostamenti alla musica leggera italiana: da Tenco a Mina, da Paoli a Lauzi( in alcuni casi). Volete riprendere quel capitolo e donargli vigore e giovinezza?

Inconsapevolmente forse. Nel senso che hai citato tutti artisti che amiamo, ma da parte nostra non seguiamo un piano programmato, sono accostamenti piuttosto importanti, se li usassimo noi stessi per descrivere la nostra musica saremmo piuttosto presuntuosi.

– Parlando di Mina, come mai avete scelto di fare la cover di "L’ultima Occasione"?

Perché era una canzone che ci piaceva molto e ben si adattava al resto del nostro repertorio.

– Nel concerto di chiusura stagionale del Jail (aprendo la serata ai Perturbazione), avete suonato in modo molto più viscerale e più elettrici rispetto al disco. Questo succede seguendo scelte ben precise?

Si tratta di un approccio piuttosto istintivo alla dimensione live. Qualcuno probabilmente si è fatto un’idea sbagliata pensando fossimo figli di Sanremo, e invece per noi il guardare ad artisti italiani del passato è più una questione di intima passione e un elemento in più per la nostra musica, che non un’etichetta con la quale confrontarci.

– Com’è il vostro approccio, in genere, in un concerto live? E com’è il vostro rapporto con il pubblico (sperando non sia mai capitato nulla di strano)?

Credo che dal vivo più che le canzoni conti l’intensità con cui le trasmetti. A volte arrivi al pubblico a volte no, e può dipendere da vari aspetti. Prevale sicuramente l’aspetto emozionale rispetto alla razionalità con cui spesso ti approcci ad una registrazione in studio. E questo fa si che i nostri concerti molto spesso siano contraddistinti da poche parole, pochi discorsi. Cosa che magari può creare inizialmente un certo distacco con il pubblico. Le reazioni, salvo qualche eccezione ovviamente, sono per lo più positive comunque.

– "Hotel Tivoli" è stato accolto molto bene dalla critica specializzata e, oltre ad esserne felici ovviamente, eravate consapevoli della riuscita di questo vostro disco?

Eravamo sicuri di aver fatto il disco che volevamo fare, è chiaro che a posteriori troverai sempre qualcosa che non ti soddisfa al 100% però eravamo convinti di esser riusciti a trasferire su disco il mood che lo aveva partorito. Certo non ci aspettavamo reazioni così positive, e la cosa, come dici tu, ci ha reso particolarmente felici.

– Non ne sentite un peso per la riuscita di un prossimo lavoro? Oppure è un punto da cui partire per fare ancora meglio?

Prima di entrare in studio non puoi non avvertire una certa pressione, non puoi sapere se il risultato soddisferà le tue aspettative o meno. E’ una cosa che va aldilà del fatto di sentirti in dovere di accontentare qualcuno.

– Volete consigliare, chiudendo questa intervista, degli album che vi hanno segnato ai lettori di Velvet Goldmine?

Parlo per me (Fabio):

Beach boys – Pet sounds

La’s – omonimo

Dinosaur Jr – Where you been?

Smiths – Hateful of hollow

Teenage Fanclub – Grandprix;..così, senza pensarci troppo però!

 

(Hank)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo INTERVISTA AI NON VOGLIO CHE CLARA su Velvetgoldzine.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: