INTERVISTA AI KECH

25/03/2005 § 1 Commento

– Avete mai sentito “Glee” dei Bran Van 3000? Durante il vostro concerto al
Jail di Legnano, alcuni ragazzi hanno commentato che avevate, per certi
motivi, un’affinità con alcune canzoni di quell´album. Cosa ne pensate?

Pol: Ammetto di non conoscere benissimo “Glee”, l’ho ascoltato solo un paio
di volte, ma ti confesso che “Drinkin’ in L.A.” – per quanto mi riguarda – è
sul podio nella classifica dei miei singoli estivi preferiti di sempre…
Gio: I Bran Van con “Glee” hanno fatto un gran disco, se c’è qualcosa che
ci accomuna, forse è lo spirito scanzonato e divertito, no?

– Parlando di “Are you safe?”, il vostro primo esordio come album completo,
i paragoni che saltano all´orecchio di tutti sono Pixies, Sleater-Kinney,
Pavement, Breeders, Elastica e molti altri, passando anche sotto il gomito
dei Blur. Cosa ne pensate di questi accostamenti?

Pol: Ci stanno tutti, perché riflettono parte dei nostri ascolti. Poi ognuno
di noi ha le sue preferenze: Giovanna e Teddy hanno gusti generalmente più
inglesi, mentre io e Nicola – probabilmente – “pendiamo” leggermente di più
verso l’altra sponda dell’Atlantico. Ci fa piacere, però, che lo spettro
delle nostre fonti d’ispirazioni si sia palesato completamente: se una
certa cosa che t’influenza prende il sopravvento vuol dire che c’è qualcosa
che non va…

– Qual è il rapporto con la vostra etichetta? E nei vostri produttori,
tecnici e collaboratori che caratteristiche cercate per lavorare al meglio o
in piena libertà?

Pol: La Black Candy – in ambito indie – è un’etichetta che nel giro di poco
più di un anno ha saputo ritagliarsi uno spazio importante nel panorama
italiano: Leo e Giuseppe (i titolari della label) se lo meritano, perché
sono persone appassionate che lavorano per promuovere musica che li
appassiona, senza secondi fini. Per quanto riguarda i nostri collaboratori,
fino ad ora abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con persone dalla
spiccata personalità (Giuseppe Ielasi per “Are you safe?” e Max Lotti per
“Join the cousins”), che ci hanno indubbiamente aiutato e fatto crescere:
per come siamo fatti, temo che un entourage di yesmen per noi potrebbe
significare la fine. Meglio il confronto, anche lo scontro se è il caso, ma
Dio ci salvi dai “basta-che-vada-bene-a-voi“, almeno in studio e in sala
prove…
Gio: Per lavorare insieme bisogna fondamentalmente piacersi e capirsi…con
Black Candy ciò è vero e reciproco, per i nostri dischi, in modi diversi,
anche. Libertà e intesa vanno di pari passo per noi…

– Con che musica siete cresciuti? E quali gruppi, anche se opposti come
generi musicali, vi hanno influenzato?

Pol: Parlo per me: Tom Waits (che ascolto ininterrottamente da 10 anni),
Nick Cave, Velvet Underground, Pixies e Pavement sono state le prime cose
che ho ascoltato con cognizione di causa. Poi direi molto indie rock
americano, ma anche qualcosa d’elettronica. Adesso sto scaricando un sacco
di roba country vecchia: ma quella di Nashville, da buzzurri, mica “alt”…
Il p2p ti cambia la vita!.

Gio: …Mamma mia io nella vita ho davvero ascoltato di tutto e credo sia
fondamentale per aprirti anche come persona. Mi piace non un genere, ma
l’emozione dietro ad una canzone. Poi ho dei miei preferiti : Stone Roses,
Pavement, Elliot Smith…

– La scena indie – underground italiana sta maturando, o rimane un piacere
per pochi?

Pol: Non saprei… Mi sembra che di gruppi ce ne siano molti e molto validi.
Il piacere per pochi sono i concerti: vado a vedere un sacco di gruppi
italiani ed è raro vedere locali gremiti, se non per qualche nome
“importante”… Per quel poco che ho avuto modo di vedere io, all’estero
passare una serata ad un concerto è normale, un po’ come andare al cinema o
ad un qualsiasi spettacolo. L’altra sera fumavo una sigaretta fuori di un
locale, prima di assistere ad un concerto, quando si è avvicinato all’entrata
un gruppo di ragazzi. Ho pensato: bene, saremo in più di otto a vedere
questi gruppi. Quando hanno visto la locandina del concerto hanno detto:
“No, cazzo! Anche qui! Torniamo al pub…”…

– Si parla sempre di nicchia o di culto per alcuni gruppi italiani che
calpestano queste scene, voi quali gruppi avete apprezzato o state
apprezzando in Italia?

Gio: A me piacciono molto gli One Dimensional Man e gli Zen Circus.

– E se dovessimo fare nomi di gruppi che credete siano falsi? Insomma, quelli
che proprio non sopportate?

Gio: In generale non sopporto chi si atteggia e chi si finge indie solo
perché fa figo. Indie è indipendenza da mode e da schemi prefissati!

– Il 7 marzo è uscito il vostro ultimo album, “Join the cousins”; la
registrazione è avvenuta come per il predecessore o avete usato altri
apparecchiature oltre il laptop?

Pol: Sì, stavolta le basi del disco le abbiamo registrate in uno studio.
Poi, con i laptop, abbiamo aggiunto delle registrazioni casalinghe di piano,
xilofono e altri strumenti… Un processo pericoloso, perché rischiavamo di
non finire più: avere la comodità di registrare quando e dove vuoi ti fa
correre il rischio di mettere troppa roba addosso alle canzoni…

– Vi sembra più maturo rispetto ad “Are you safe?” Oppure è il secondo
capitolo della vostra musica così squillante e fresca?

Pol: Preferisco pensare a “Join the coisins” come ad un fratello maggiore di
“Are you safe?”. Non parlerei di “maturità” perché tutto sommato questo
secondo disco non è altro che la fotografia di un gruppo che in un anno e
mezzo ha fatto cento date e si è evoluto in un certo modo. Le canzoni sono
scritte meglio – almeno a nostro giudizio – ma da qui ad arrivare alla
maturità ce ne passa. Me lo auguro, almeno…

Gio: penso sia un’evoluzione del precedente dove c’e’ spazio per
gustare meglio le canzoni che sono un po’ (ma non troppo) più complesse,
spero senza perdere la freschezza che credo sia un nostro marchio di
fabbrica.

– In questo nuovo lavoro, “Join the cousins”, ci sono degli innesti jazz e il
vostro stile s’intreccia al pop; sbaglio o ci sono altre evoluzioninovità?

Pol: Forse definirli “jazz” è esagerato, però sì, ci sono strumenti come la
Tromba e il Rodhes che prima non c’erano. Visto che il nostro obiettivo era
migliorarci soprattutto per quanto riguarda la scrittura, abbiamo pensato di
sviluppare in modo diverso alcuni arrangiamenti, giusto per non ripeterci
continuando ad essere una guitar band. Comunque è solo una cosa che riguarda
gli arrangiamenti: lo spirito del disco, in se’, è molto vicino a quello di
“Are you safe?”…

– Per quanto riguarda la voce, ossia la bellissima Giovanna, a quale
cantante donna t’ispiri? Quali sono le tue cantanti preferite? (Nel secondo album
a mio avviso è maturata molto e in molti sensi
) .

Gio: Grazie per i complimenti! Credo che una valanga di concerti e le lezioni
di lirica mi abbiano aiutato (anche se ora non le faccio più …ero una
schiappa!). La voce va liberata perché ce l’abbiamo tutti…io sto
imparando ad usarla.
Tra le donne mi piacciono…
Cat Power: perché mi emoziona qualsiasi cosa lei faccia.
Kristin Hersh: perché ha una potenza e una grinta uniche.
Beth Gibbons: perché è misteriosa e magica.

– Chi scrive i testi delle vostre canzoni? Oltre ad avere una stupenda
alchimia tra suoni e parole vorrei chiedervi quali sono i temi principali del primo e
del secondo disco, se ce ne sono ovviamente.

Gio: Scrivo io i testi che sono semplici, ma allo stesso tempo curiosi
ed evocativi (spero). In realtà più che temi sono immagini che ho in testa
che cerco di rendere a parole. Lo spirito e’ sempre lo stesso:
scanzonato/sognante senza un vero tema (ogni canzone e’ una storia a se)
anche se in “Join the cousins” ci sono un po’ di “personaggi” (Clifford&
Carrie, Ann di “In a basement”… Forse ho degli amici immaginari!).

– Avete aperto e suonato i concerti di Graham Coxon e Sondre Lerche: cosa ne
pensate?

Gio: Siamo stati fortunati perchè di tutti i concerti di gruppi
stranieri per cui abbiamo aperto sono stati grandi, e sono stati tutti di gruppi
che ci piacevano!

– A quale concerto siete più legati e quale vorreste dimenticare?

Pol: Ci sono tantissimi concerti al quale sono legato, non riuscirei a
sceglierne uno… Non dimenticheremo mai la prima volta che abbiamo suonato
in Olanda: dopo una manciata di concerti negli ARCI brianzoli ci siamo
trovati davanti ad un palco bellissimo in un locale fantastico davanti ad un
mucchio di gente. Concerti da dimenticare? Io direi nessuno: anche nel set
più disgraziato trovo sempre qualcosa che mi fa ricordare con piacere la
serata, fossero anche i racconti deliranti di un fonico che sostiene di aver
ospitato sulla sua Meriva “Bob Dylan, Peter Gabriel e Miles Davis”…

Gio: Da ricordare sono tanti per fortuna. Il più recente l’altra sera al
Goganga (9 marzo per la presentazione del nostro disco), il suono non era
ottimo, ma la serata e’ stata davvero una bomba! Tantissima gente e
un’atmosfera bellissima!
Da dimenticare ne avrei un paio…ma li ho già cancellati!

– Un ultima cosa: consigliate a chi leggerà la vostra intervista un disco
importante e che non deve mancare nel suo stereo.

Pol: “The Velvet Underground & Nico”. E’ quello con la banana, non potete
sbagliarvi…
Gio: Pavement… tutto!

(Ringrazio Giovanna e Pol dei Kech per la disponibilità, ed un ringraziamento particolare a Cecilia)

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